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Una Gita Nel Passato Sardo: Sa Domo De Marras

Una gita dalla quale ho riportato un’esperienza affascinante è stata al museo etnografico "Sa Domo 'e Sos Marras", antica casa padronale del XVIII sec., che si trova nel centro storico di Galtellì, in provincia di Nuoro, a 110 km., un’ora e quaranta di strada dal Gabbiano Azzurro Hotel & Suites.

L’atmosfera della casa, che ha mantenuto le vibrazioni del passato, lascia che la mente voli libera nella fantasia. E’ stato un viaggio affascinante nel passato della Sardegna di tre secoli fa, palcoscenico perfetto dove individuare i personaggi di "Canne al Vento", romanzo del premio Nobel sardo Grazia Deledda. Infatti, poco più in là della Sa Domo Marras, c’è la casa in cui le tre signore Pintor di Canne al Vento trascorrevano le loro vite a proteggere il declino della loro gioventù. L'uomo che ci accompagna per la visita al Museo, spiegandoci con competenza l'uso degli strumenti e le abitudini dei signori di casa, potrebbe facilmente essere Efix (Efisio, nome comune nel sud dell'isola), il loro fedele servitore.

E con il “nostro” Efix impariamo che l'edificio è stato abitato sino al 1970 dalla famiglia Marras, appunto, e restaurato nel 1995 conservando i caratteri dell'architettura tradizionale e la torretta merlata, quasi fosse un vero castello. 

Su un edificio di due piani, si ricostruiscono i luoghi di vita e di lavoro tradizionali, mostrando strumenti e attrezzi della società agricola e pastorale. Dal portale d’ingresso si passa sotto una volta, sopra la quale c’è un piano abitato. Entrando nel cortile, con il pavimento di antico acciottolato, si vede il pozzo, vitalmente importante. Attorno al cortile ci sono i loggiati che ospitano macchinari e attrezzi usati un tempo in agricoltura e pastorizia. Vi è una cantina con un torchio in legno per le vinacce, un ovile, la sala della tessitura (sa domu ‘e su telaiu ) con un prezioso telaio orizzontale in legno di ginepro del Settecento, quindi si visita la sezione dei giocattoli in legno usati dai bambini di allora, bamboline di pezza, carretti con le ruote, animali domestici e piccoli fucili costruiti utilizzando le canne palustri. 

Salendo da una scala esterna vicina all’ingresso si arriva al primo piano, in una veranda con due ingressi, dove uno porta alla cucina, (“sa cuchina”) attrezzata anche per fare il pane, dove Efix si dilunga in un interessante spiegazione sul processo della panificazione. Un altro ingresso porta invece al corridoio che conduce alle camere dell’appartamento padronale, arredate con mobili d'epoca del '700.

Ancora carichi dell’ aura settecentesca della Sa Domo Marras, ci dirigiamo verso un’altra particolarità di Galtellì, il suo castello, di cui rimangono solo i ruderi e la leggenda, che racconta come lo spirito dell'ultimo Barone, custode di tesori nascosti, vegli sulle macerie del castello, del quale Grazia Deledda narra:

Una notte dello scorso dicembre restai più di due ore ascoltando attentamente una donna di Orosei che mi narrava le leggende del castello di Galtellì. Il suo accento era così sincero e la sua convinzione così radicata che spesso io la fissavo con un indefinibile sussulto, chiedendomi se, per caso, queste bizzarre storie a base di soprannaturale, che corrono pei casolari del popolo, non hanno un fondamento, e qualcosa di vero.

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di Daniela Toti

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