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Patrimonio Dell'Umanità: Muretti A Secco

Mezzo secolo fa, Ferdinando Manno scriveva nel suo “Secoli fra gli ulivi”: “Da generazioni e generazioni, i contadini rastrellano questa immensa quantità di sassi ordinandoli uno a uno in quelle recinzioni campestri che chiudono poderi, giardini e campi in una rete di cortili per alberi. È un’esplosione di geometrie, con pietre utilizzate anche per fare capanne nuragiche per ricovero, nelle notti, a guardia contro ladruncoli e caprai, i nemici della terra, gli oppositori secolari dell’istinto di possesso dei contadini. Ora, in tempo di latte industriale, sono architetture che vanno diroccandosi, resti di vita e di costumi spenti per consumazione”.

Nel novembre 2018 i muretti a secco sono stati dichiarati dall’UNESCO Patrimonio immateriale dell’Umanità.

Il riconoscimento non è attribuito ad un luogo in particolare, ma all’arte e pratica rurale in generale che  realizza questi muri con pietre e sassi a secco cioè senza utilizzare  malta o altri impasti. Un’attività antichissima, che si ritrova in Italia, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera, gli otto paesi europei riconosciuti titolari de “L’arte del dry-stone walling” dall’UNESCO.

l muro a secco è stata la prima costruzione fatta a mano dall’uomo ed è diffusa in tutto il mondo. Un’arte dove ogni pietra deve avere la sua giusta dimensione per il giusto posto.  

Tra i primi, i nuraghi millenari della Sardegna sono costruiti con pietre a secco, così come le mura dei nuclei delle abitazioni antiche, realizzate con blocchi di pietra.

Chi percorre l’entroterra  sardo può apprezzare le moltissime testimonianze di quest’arte della cultura contadina realizzata con la pietra grezza del posto. Alle volte non vi è nemmeno bisogno di modellarle: ci ha già pensato il vento e la salsedine a eroderle e dar loro la forma attuale. Accuratamente raccolta dalle mani piene di calli dei contadini nel loro pulire la terra da coltivare, per secoli le pietre sono state sovrapposte ordinatamente una sopra l’altra per ottenere i muretti dove l’aria non trova ostacoli e vi soffia attraverso, dove l’umidità viene giustamente drenata creando attorno a loro l’ambiente ottimale per la  microflora e la microfauna.

Le pietre posso essere piatte, quadrate o rotonde, dure o porose usate a proteggere i villaggi, i confini e le proprietà. Vi sono due sistemi di realizzazione: o con le pietre grezze reperite sul posto stesso oppure con pietre semilavorate anche in posti diversi da dove verranno usate.

Il risultato è comune ad entrambe le tecniche nell’essere in perfetta armonia con l’ambiente e l’Unesco aggiunge: «svolgono un ruolo vitale nella prevenzione delle slavine, delle alluvioni, delle valanghe, nel combattere l'erosione e la desertificazione delle terre, migliorando la biodiversità e creando le migliori condizioni microclimatiche per l'agricoltura».

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di Daniela Toti

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