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Birra In Sardegna

Un bicchiere di birra gelata in una giornata calda, e la senti scendere in gola che si porta via l’arsura, sostituendola con quel delizioso e dissetante gusto amarognolo.

Una pinta di birra è un pasto da re” diceva William Shakespeare, mentre Goethe sosteneva che “Saper dove meglio si spini la birra, è pratica, è vera geografia” e Milan Kundera aggiungeva che “La birra non è la santa bevanda della sincerità? La pozione che dissipa ogni ipocrisia, ogni commedia di buone maniere? Che incita i suoi amatori a orinare in tutta innocenza e a ingrassare in tutta onestà?

In Sardegna, dove il vento sposta e diffonde il profumo della macchia mediterranea, si beve felicemente birra. 

Bere la birra per i sardi è un ritornare ad una antica radice della propria cultura senza però rinnegare la storica tradizione bacchica del vino. 

Normalmente si vorrebbe accomunare i sardi ai grandi bevitori di vino greci e romani soprattutto nelle aree agropastorali e dell’interno. Chiaramente permane la tradizione di vini di grande qualità, che trovano sempre più gradimento anche nell’esportazione, ma in Sardegna la quantità individuale di vini assunta diminuisce sempre più e la birra è divenuta la principale bibita/alimento a basso contenuto alcolico consumata dagli abitanti della meravigliosa assolata isola mediterranea.

La birra è stata, assieme all’idromele (vino fatto col miele), la prima bevanda alcolica dei sardi nuragici.

Certamente si produceva in Sardegna durante il neolitico.

Tracce del consumo di birra in Sardegna sono presenti anche nell’età del rame, nei vasi campaniformi, che hanno tracce di luppolo, usati per la produzione e l’uso della birra.

I Sardi continuarono a produrre la birra anche dopo la scoperta e l’utilizzo del rame e del bronzo e durante tutta la civiltà nuragica.

In particolare una qualità di birra prodotta dal mosto di grano e orzo, con l’aggiunta del miele amaro tipico dell’Isola, raggiungeva non solo alti livelli alcolici ma conteneva anche sostanze psicotrope (l’erba sardonia) per l’uso sacro dei sacerdoti nei vaticini e guarigioni, che induceva il famoso riso sardonico negli anziani portati a morire nel salto della rupe.

Durante le ricorrenze, cerimonie religiose, olimpiadi locali, canti e danze collettive, gli storici raccontano delle colossali bevute di birra e vino, che caratterizzano ancora oggi i festeggiamenti sardi.

Oggi la birra sarda per eccellenza è la Ichnusa, dall’antico nome greco dell’isola, dal marchio con la bandiera nazionale dei sardi, i quattro mori in campo rosso, simbolo ritrovato dell’identità dell’orgoglio sardo.

L'identità della Sardegna è magnificamente espressa nella promozione TV dove il catturato dei pescatori diventa “Il Nostro Sushi”; i bellissimi villaggi nuragici ripresi dall’alto sono “I Nostri Loft”; i murales di Orgosolo diventano “I Nostri Vernissage”; la processione dei Mamuthones è “Il Nostro Halloween”; un vecchio pastore dallo sguardo antico rappresenta “I Nostri Hipster”; il maroso che urla contro le rocce non piò essere altro che “Il Nostro Sound”;  gli sport acquatici nel mare sardo sono “I Nostri Social” ed infine Ichnusa, “La Nostra Birra”, “La Nostra Anima” dal 1912!

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di Daniela Toti

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