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Bosa e Il Castello Di Serravalle

Sovrastante l'abitato di Bosa - a 157 km e due orette in macchina dal Gabbiano Azzurro Hotel & Suites, a 81 metri s.l.m. si erge il castello di Serravalle, anche chiamato castello dei Malaspina, dall'omonima famiglia di nobili toscani trapiantati nell'isola alla metà dell'XI secolo, che ne costruirono il primo nucleo nel 1121. 

L'intero impianto del castello di Serravalle occupa un ettaro, all'interno del quale c’è il castello di 2000 mq. Il castello è sulla cima del colle di Serravalle, raggiungibile tramite una scalinata lunga e ripida. Da lassù si può vedere uno splendido panorama di un borgo considerato tra i più belli d'Italia, le case multicolori lungo la riva destra del Temo, le antiche concerie sull’altra riva e sul Ponte Vecchio che collega le due rive. Dal fiume il borgo arriva fino ai piedi del colle di Serravalle.

Dentro le mura della fortezza, la spiritualità del Medioevo è rappresentata nella vasta piazza d'armi dalla chiesa di Nostra Signora de sos Regnos Altos (XIV-XV secolo), impreziosita all'interno da una serie di affreschi spagnoli risalenti al Trecento. Sembrava all’inizio una semplice chiesa mono navata senza ornamenti e decorazioni esterne, costruita nel cortile del castello ma in realtà nascondeva sotto gli intonaci la sua inestimabile ricchezza delle pareti interne. Infatti durante i lavori di messa in sicurezza nel 1972-73, rimuovendo l’intonaco comparvero degli affreschi stupendi ispirati ai temi della predicazione di san Francesco: l’Adorazione dei Magi, l’Ultima Cena e San Giorgio che uccide il drago. 

Tra le storie narrate negli affreschi, si ritrova anche l’unica rappresentazione sarda della leggenda “dei tre vivi e dei tre morti”, che narra di tre nobiluomini si imbatterono in un monaco eremita che li apostrofò con il “memento mori”, (ricordati che devi morire) mostrando loro tre cadaveri in consecutivi stati di decomposizione: il primo, intatto e con le sue vesti pregiate, il secondo, in avanzato stato di decomposizione, e infine il terzo, ormai ridotto a solo scheletro. Sebbene i tre nobiluomini fuggirono impauriti, infine capirono il grande significato spirituale dell’incontro che rammentava loro che la ricchezza, il potere e i titoli sono inutili di fronte alla morte.

Il nome di Nostra Signora de sos Regnos Altos, e la sua collocazione in una nicchia della chiesa, fu dato nel 1847 in seguito al ritrovamento di una statuetta di legno raffigurante una Madonna che un bambino scoprì tra le macerie del castello. Il diffondersi della notizia del recupero fece sì che la chiesa divenne meta di pellegrinaggio e la celebrazione della festa si celebra, dalla metà del XIX secolo, ogni anno a settembre, quando le vie del quartiere medievale di Sa Costa si riempiono di addobbi, luci e colori. Spiazzi e vicoli ospitano sos altarittos, piccoli altari ornati con fiori, caratteristici pizzi a filet e statuette della Madonna. Al suono dei gosos, struggenti canti liturgici, si può partecipare a festose tavolate con dolci tipici innaffiati dall’ottimo vino malvasia.

Degli antichi castelli mi incuriosisce la vita che hanno visto passare e che in parte trattengono ancora. Chissà quanti sogni sono rimasti sulle torri.  (Fabrizio Caramagna)

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di Daniela Toti

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