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Giolzia Principessa Guerriera

I resti di un fortilizio risalente al periodo medievale (X-XI sec.), sul monte Limbara, si trovano in una località chiamata Giolzia. Tra storia e epopea, ecco l’affascinante storia di questa leggenda femminile della Sardegna: Giolzia. la Principessa Guerriera.

Il giudice Comita aveva tre sorelle, Giolzia, Caterina e Preziosa, ma la principessa Giolzia, (Giorgia), era una giovane che poco aveva a che fare con le fanciulle del suo tempo. Lei era una spanna sopra il volgo. A 10 anni allevò ed addestrò un falco per la caccia, incombenza  prettamente maschile, ma lei aveva imparato come fare osservando il padre e il fratello. Il falco divenne il suo compagno di giochi e con lui trascorreva moltissimo tempo nei dintorni silvani del castello.

Dall’alto del castello di Torres vedeva la costa e un giorno decise di seguire un cane del fratello che sapeva che spesso andava al mare. Imitando l’animale, si immerse nel mare e con sua somma sorpresa scoprì che riusciva a galleggiare nell’acqua che l’abbracciava dandole una sensazione di completa libera felicità. Da quel giorno, quando poteva, andava al mare diventando una provetta nuotatrice.

Scoperta dalla sorella Caterina, fu mandata in un paesino vicino al Monte Acuto e quella terra fu la sua nuova casa. Giolzia si occupò dei beni di famiglia con grande impegno e capacità. Controllava le greggi nei pascoli, nella tosatura, consegnava la lana alle donne del paese che la filavano e la tessevano.

Gestiva le finanze del regno adoperando le entrate per opere necessarie e di abbellimento, come la chiesa di Santa Maria del Regno e il castello ad Ardara. Guidò le sue truppe contro i galluresi e fece prigioniero il giudice Ubaldo di Gallura detenendolo ad Ardara. Da ottima cavallerizza andava a cavallo per tutto il regno fino a che un giorno arrivò nella zona di Bala, vicino al villaggio di Vriquilla, l'odierna Berchidda (scopri di più su Berchidda qui)

Era primavera e il torrente di Bala era spettacolare con le sue cascatelle. A nord-ovest del fiume c’era un roccione superbo e massiccio: lì Giorzia decise di far costruire la sua roccaforte. Tra gli avvallamenti e le boscaglie vi erano  massi lavorati dall’uomo, cocci di vasi e piccole asce di pietra e punte di freccia. Era la zona abitata dai Balari? Era lì che i suoi antenati avevano difeso il loro territorio e la loro civiltà? Scoprì i resti di una costruzione paragonabile alle tante disseminate nel territorio che lei conosceva: i nuraghi.

Il Limbara, il cui nome significa confine dei Balari, frontiera tra il Logudoro orientale e la Gallura, avrebbe ospitato la fortezza con il suo nome: Giolzia.

Anni dopo, come era solita fare, partì con il suo cane per la passeggiata che chiamava «alla ricerca degli antenati» tra fossi, siepi e la fitta boscaglia...

A sera il cane rientrò solo alla rocca. Gli uomini attesero invano la principessa. Inutili furono le ricerche su tutto il territorio. Giorgia era scomparsa e di lei non si seppe più nulla. Solo il torrente di Bala e le alture del Limbara conoscono la sua fine e ancora oggi, a chi sa ascoltare la voce del tempo, raccontano la storia della mitica principessa che vaga fra rocce ed anfratti nelle sere di luna, sulle orme degli antenati.” (“Una cascata di parole”  di Maddalena Corrias).

 

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di Daniela Toti

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