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Nuraghe La Prisgiona

Ad appena 34 Km e 35 minuti dal Gabbiano Azzurro Hotel & Suites, e a poca distanza dalla Costa Smeralda, si trova una cittadella detta La Prisgiona, “La Prigione”, uno dei siti nuragici più interessanti della Sardegna nord-orientale, una roccaforte nuragica che racconta l’evoluzione dei suoi abitanti. Le dimensioni, la struttura e la posizione, su un rilievo granitico che domina la valle di Capichera, lo rendono uno dei siti più affascinanti dell’Isola. Il complesso che si stende su cinque ettari è composto da un nuraghe e da un villaggio di circa 90-100 capanne. Nelle vicinanze si trova la tomba dei giganti di Coddu Vecchiu (scopri --> Le Tombe dei Giganti). In base ai ritrovamenti durante gli scavi si è capito che in ogni capanna si svolgeva una distinta attività artigianale, come per esempio la lavorazione della ceramica e la produzione del pane testimoniata da un forno per la cottura. 

Poteva davvero essere una metropoli nuragica collocata dal XIV fino al IX secolo a.C., con la sua fortezza, il villaggio e il monumento funerario. Il nuraghe a tholos, cioè a falsa cupola (non sai cos'è un nuraghe? Leggilo --> qui), ha una torre centrale (mastio) di quasi 7 metri di altezza e due torri laterali che formano un bastione, ulteriormente protetto da un muro che demarca l’ampio cortile. All'interno del cortile c’è un pozzo, ancora funzionante, profondo 7 metri. Il rifornimento dell’acqua era possibile da un sistema di canalizzazione collegato al pozzo, che è visibile ancora oggi. In fondo al pozzo sono stati ritrovati interessanti resti di ceramiche, tra i quali alcuni esemplari di brocche askoidi (dal greco askòs = otre) decorate, forse non destinate solo a contenere acqua. La "capanna delle riunioni" è un recinto con sedili a pianta circolare vicino al pozzo, che potevano ospitare una dozzina di persone. È stata ritrovata una brocca alta mezzo metro, di forma insolita e decorazioni nuove, probabilmente usata per una bevanda speciale riservata a chi partecipava a quelle importanti riunioni, sia politiche o religiose. 

Mentre per lungo tempo si è creduto che la Gallura non conoscesse le tecniche metallurgiche, la varietà dei prodotti della terra e i commerci dell’isola, gli scavi stanno confermando, invece, che quest’area si integrava totalmente alle vicende culturali del resto dell’isola. Non lontano da La Prisgiona ci sono monumenti nuragici importanti e bellissimi: il Complesso Nuragico Di Albucciu, le tombe dei giganti di Li Lolghi, la necropoli de Li Muri, il tempio di Malchittu.

Mentre si continua a cercare di conoscere ed interpretare i misteri della civiltà nuragica che ha coperto un periodo di circa 1.500 anni (dal 2000 al 500 a.C. circa) lasciando ai posteri solo le testimonianze delle imponenti costruzioni in pietra, dei suggestivi monumenti funerari e delle migliaia di statuette in bronzo, gli scavi di La Prisgiona hanno dato il loro contributo alla conoscenza dell’organizzata popolazione che vi si è sviluppata. I resti di vettovaglie e di macine raccontano la coltivazione e la conservazione dei cereali coltivati nella terra circostante. Le moderne analisi gascromatografiche attuate sulle brocche askoidi hanno permesso di accertare che contenessero vino, confermando che la coltivazione della vite fosse in Sardegna una conoscenza antica, anteriore all’arrivo dei Fenici, ai quali si era fino ad allora attribuito di aver introdotto la pianta nell’isola. Oggetti di uso comune come fornelli, alari, tegami, teglie, olle, ciotole e tazze e utensili per la filatura della lana fanno ricostituire la loro vita quotidiana. Ossa di ovicaprini, bovini e suini e soprattutto confermano la presenza della pastorizia, la base principale della loro attività. Resti di uccelli e di cinghiali, conchiglie e lische di pesci fanno comprendere di cosa si nutrivano gli antichi sardi.

Visitando il Nuraghe La Prisgiona si compie un interessantissimo viaggio in un trapassato remoto, scoprendo la grandezza e lo splendore di un monumento nuragico immerso sia nel verde della macchia mediterranea che nel mistero che l’avvolge. Un’esperienza che vale davvero la pena di portare a casa con voi.

Ci sono giganti che tacciono per millenni e poi, un bel giorno, risvegliati da chissà quale malìa, decidono di parlare e di rivelare i segreti che hanno tenuto nascosti per tanto tempo” (archeologa Angela Antona).

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di Daniela Toti

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