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I Bronzetti Nuragici

Le statuine di bronzo (brunzìttu nuragicu in lingua sarda) create dal IX al VI secolo A.C. e rinvenute nei Nuraghe, nelle comuni abitazioni, nelle Tombe dei Giganti e nei Pozzi Sacri della Sardegna, sono per noi un lascito prezioso che ci permette di conoscere l’aspetto e la vita quotidiana dei paleosardi. Infatti, dai 39 ai 2,5 cm di altezza, raffigurano persone di varie ceti sociali, patriarchi o capi villaggio, guerrieri, divinità, animali, armi, vasi e carri. Una nota particolare è dovuta alle navicelle nuragiche, produzioni di raffinatezza artistica con teste di cervo, d'ariete, d'antilope o di bue a prua, forse rappresentanti un dio traghettatore dei morti, e con divisori con quadrupedi o colombe. 

Furono realizzate in bronzo, con l’80% di rame, 10% di stagno e 10% di minerali vari, con la tecnica della “cera persa”, creando prima un bozzetto in cera, che si scioglieva dentro una massa di creta che ne riceveva così l’impronta in negativo, colando poi la lega del metallo fuso dentro lo stampo di creta e ottenendo infine la figura di bronzo della "madre dell'Ucciso". Tale sorprendente assortimento di statuette e sagome in bronzo di guerrieri, raffigurati in modo primitivo ma molto efficaci,  con un pugnale  o una spada, arco e frecce, con un elmo con due corna e uno scudo circolare,  hanno moltissime analogie con  i corsari  e i mercenari riprodotti nei monumenti egiziani con il nome di “Shardana". Anche le numerose navicelle nuragiche, anch'esse in bronzo, testimoniano di genti appartenenti all'alleanza del popolo del mare, molto probabilmente di origine Sardo nuragica. Queste opere ci consentono di ottenere una chiara valutazione di una società avanzata sotto l'aspetto tecnico e strutturata sotto quello politico. Una società che aveva artigiani e botteghe capaci.

Pierluigi Montalbano, autore di 7 libri di archeologia ed ha a lungo studiato i bronzetti Nuragici, dice:

“Ritengo legittimo affermare che tali botteghe si avvalessero della presenza e della conoscenza di artigiani stranieri, a riprova del grado di articolazione della società sarda dell'epoca.” 

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di Daniela Toti

photo credits: Wikipedia

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