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Complesso Nuragico Sa Seddà 'E Sos Carros

Visitando la Sardegna, godendo del suo mare dal colore così bello, del suo cibo tradizionale così buono, dei suoi vini così sublimi, non si può però tornare a casa senza cercare di capire la storia di questa terra meravigliosa. Ci sono tanti posti straordinari, di cui vi ho già scritto e scriverò, ma ce n’è uno in particolare che consiglio di visitare,  immergendosi in questo angolo di mondo e conoscere le origini della Sardegna.  

A 127 km dal Gabbiano Azzurro Hotel & Suites e un paio d’ore in macchina, vicino alla verde valle del Lanaitho, nel Supramonte di Oliena, cinta dalle montagne granitiche che sono state denominate Dolomiti sarde, si trova un’opera straordinaria di 3000 anni fa che unisce arte, culto e ingegno.

L’epoca è la stessa delle piramidi dell’antico Egitto, oppure degli Ziqqurat della Mesopotamia, luoghi che ci hanno lasciato dei fantastici reperti archeologici, come questi che troviamo qui in Sardegna, al Complesso Nuragico Sa Seddà ‘e Sos Carros che in sardo vuol dire “il punto di passaggio dei carri” ad indicare forse l’attività commerciale che ferveva nel luogo. Incastonato nella valle come una manciata di pietre preziose, è uno dei siti sardi più coinvolgenti: Sa Seddà ‘e Sos Carros risale al periodo tra il Bronzo Recente e la prima età del Ferro (secoli XII-IX a.C.)  quando in età nuragica l’uomo imparava a fondere e lavorare i metalli e di ciò ne sono state riscontrate tracce nelle capanne circolari del villaggio. Ad un lato del villaggio nuragico (leggi qui cosa sono i Nuraghi: Antiche Presenze In Sardegna), una costruzione che si differenzia dalle altre attira la nostra attenzione: si tratta di  una “fonte sacra” (scopri di più: Visita ai Pozzi Sacri e Fonti Sacre) e all’interno ha un ambiente circolare con pareti formate da blocchi squadrati e sulla cima del quarto anello di blocchi nove sculture, probabilmente teste di muflone o ariete, hanno un foro dal quale l’acqua, proveniente da un impianto idraulico dentro il muro,  zampillava nella vasca rotonda al centro del pavimento. Vicino alla capanna che ospita la fonte c’è una costruzione circolare con gradini tutt’intorno: era probabilmente la vasca per i bagni rituali che si facevano adoperando l’acqua sacra della fonte.

Lascio con rammarico questo luogo così ricco di preistoria, che cerco di ascoltare nel racconto della musica che il vento esegue nelle mie orecchie, pensando che era lo stesso vento che scompigliava i capelli di quelle remote genti sarde. 

Ciò che rende bello il deserto, disse il piccolo principe, è che da qualche parte nasconde un pozzo.” (Antoine de Saint-Exupéry)

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di Daniela Toti

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