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Orosei: I Fuochi Di Sant'Antonio Abate 0 Comments

Orosei: I Fuochi Di Sant'Antonio Abate

Orosei si trova ai piedi di un colle vulcanico sulla valle del fiume Cedrino, ad un’ora e mezza dal Gabbiano Azzurro Hotel & Suites, 100 km sud.

Capoluogo storico della Baronia meridionale, l'area era abitata fin dalla preistoria e fu importante per il suo porto sia in età romana che nel Medioevo. La costa è lunga venti chilometri: sabbia bianca alternata a strapiombi. Alle spalle della costa c'è lo stagno di sos Alinos, circondato da canne e agavi, dove si rifugiano e nidificano gli uccelli acquatici. Tutto attorno la macchia mediterranea profuma di eucalipti, ginepri ed essenze mediterranee, ospitando anche fichi d’India, palme nane e cespugli di mirto che aromatizzano il litorale. La torre vicina alla chiesa di Sant'Antonio Abate appartiene all’età medievale e la chiesa, in pietra vulcanica, fu eretta tra il Trecento e Quattrocento.

Il 16 gennaio si celebra la Festa di Sant'Antonio del fuoco, una delle feste di forte significato collettivo e rituale, che inizia dal mattino dell'Epifania con la raccolta del legno tipico della macchia mediterranea che, nel pomeriggio del 16 gennaio, avrà preso la forma di una imponente catasta di legna con in cima una grande croce d'arance.

In Sardegna una leggenda narra che, nei tempi remoti, gli uomini non conoscevano ancora il fuoco e vivevano delle grandi sofferenze per affrontare il freddo. Sant'Antonio per aiutarli si recò all'inferno con il suo maialino e il suo  bastone. Quando arrivò, Lucifero lo bloccò all’ingresso dell’inferno ma Il maialino riuscì ad intrufolarsi creando confusione. I diavoli dovettero far entrare Sant'Antonio perché si riprendesse l'animale e Sant'Antonio riuscì mettere sul fuoco il suo bastone di ferula, che non bruciò ma conservò la brace al suo interno. Una volta recuperato il suo maialino, tornò dagli uomini e, soffiando sulla brace, le scintille si sparsero sul tutta la terra donando loro il fuoco. In ricordo di ciò si celebra la festività.

Dopo il vespro, il sacerdote benedice il fuoco acceso in più punti e la folla inizia a girare intorno al falò per tre volte, mentre un gruppo di ragazzi cerca di prendere le arance della croce prima che le fiamme si facciano troppo intense.

Quando il  calore delle fiamme  fa allontanare i visitatori, il comitato distribuisce vino, caffè e soprattutto il dolce tipico di questa festa: su pistiddu (dolce a base di farina, miele e aromi naturali) e su pane nieddhu (farina, miele, lievito e sapa). Seguirà la celebrazione della santa messa, quindi la statua del Santo verrà accompagnata in processione nelle vie del centro storico del paese.

A Maggio si ripeteranno gli stessi festeggiamenti, la festa di Sant’Antoni e Maiu.

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di Daniela Toti

 

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