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Olbia: un città a misura di turista

La morfologia ha posto la città di Olbia in una posizione di privilegio, come una perla che, guardando il Golfo di Olbia, è incastonata tra il litorale alla sua sinistra che termina con Golfo Aranci e quello alla sua destra che termina a Capo Ceraso, con sentinella l’Isola di Tavolara. Sin dagli albori dei tempi Olbia è stato importante accesso alla Sardegna come dimostrano ritrovamenti già dal neolitico (4000 a.C.).

Con la nascita del turismo negli anni 60, Olbia ha avuto un costante sviluppo economico, urbano e demografico grazie al porto e all’aeroporto Costa Smeralda collegato con le maggiori città italiane e straniere.

Per l’ospite del Gabbiano Azzurro Hotel & Suites in cerca di una esperienza piacevole e gratificante, Olbia, a soli 18 km di distanza, offre l’esperienza di interessantissimi siti culturali.

A sud, 8 Km da Olbia e un quarto d’ora di macchina dal porto di Olbia, c’è il sito della Tomba dei Giganti di Su Mon’te‘ e s’Ape, una delle più importanti della Sardegna per dimensione, risalente tra il Bronzo Antico e il Bronzo Medio (1900/1300 a.C.).

A nord, 5 km e 10 e minuti di macchina dal porto di Olbia, sull’altura di Cabu Abbas (m 250 s.l.m.) sorge invece il Nuraghe Riu Mulinu. Gli scavi hanno riportato alla luce vari reperti in bronzo e in ceramica (in mostra al Museo Archeologico di Olbia). Un muro lungo 220 m e spesso 4m, circonda la cima dell’altura con due ingressi con al centro del sito un nuraghe e un piccolo pozzo, databili tra il Bronzo Medio (1700/1600 a.C.) e la prima età del Ferro (900/800. a.C.).

Attorno al 330 a.C. i Cartaginesi costruirono nella città punica di Olbia una Cinta Muraria per difendersi. Realizzata con blocchi di granito, oggi si possono vedere i resti di un torrione, di una porta e un tratto del muro. Una chicca si trova nel complesso residenziale di via Acquedotto, dove ci sono due  piramidi di vetro che proteggono i resti di una porzione di mura dove sono state trovate monete dell’imperatore Commodo della fine del II secolo d.C.

A 6 km e 10 e minuti di macchina dal porto, sulla strada che va a Pittulongo, c’è il Pozzo sacro “Sa Testa”, uno dei siti di culto più noti della Sardegna nuragica. Il pozzo, elemento fondamentale dei rituali sacri,  databile al Bronzo Finale (1200/1100 a.C.), ha un ampio cortile circolare per i riti, un piccolo vestibolo trapezoidale e una scala che conduce alla camera del pozzo sacro nel quale l’acqua era l’elemento fondamentale dei rituali.

L’acquedotto di Olbia, l’Acquedotto Romano Sa Rughittola, è forse il monumento meglio conservato dell’epoca romana in Sardegna di cui si può vedere una parte lunga più di cento metri completa di due arcate. Costruito nel 100/300 d.C. portava l’acqua dalle sorgenti di Cabu Abbas fino alle Terme Romane dell’Olbia dell’età romana, che aveva due impianti termali: uno nel cuore antico della città, l’altro contiguo al  lato nord delle antiche mura. Gli scavi archeologici testimoniano vasche natatorie collegate tra loro da canali per l’approvvigionamento dell’acqua dall’acquedotto, pavimenti con mosaici in bianco e nero e ambienti riscaldati dai calidarium e tepidarium. Della stessa epoca il Foro romano che si apriva sul porto antico dall’attuale Municipio a Villa Tamponi. Erano presenti anche due templi, uno dei quali dedicato a Venere, sopravvissuti come chiese di S. Maria del Mare e di S. Antonio Abate, che si trovano all’inizio dell’attuale Corso Umberto.

In occasione dei lavori effettuati davanti alla chiesa di San Simplicio, chiesa edificata con mattoni e granito in stile romanico con influenze pisane e lombarde, gli scavi hanno portato alla luce la Necropoli di San Simplicio, che consiste in un sito di circa 450 tombe di età romana (200/300 d.C.) e una stratificazione di necropoli, testimonianza concreta dei primi 2000 anni della storia della città, dai Fenici al Medioevo.

Ad una nave si ispira l’architettura dell'edificio del Museo Archeologico, i cui reperti archeologici coprono l’intera storia del territorio dalla preistoria passando per la storia fenicia, greca, punica e romana, fino al 1900. Interessantissimi sono i tre relitti (delle 24 di navi romane e medievali, rinvenute dagli scavi), mentre i timoni e gli alberi di nave d’età romana sono gli unici al mondo fruibili in un museo.

Da Olbia a Nuoro tutto profuma. Prendetevela comoda, fateli lentamente, col finestrino abbassato, quei cento chilometri scarsi di verde e d’azzurro, di pini, di lentischio, vigneti, querceti; di mare e montagne che si baciano. Nuoro è più in là, seminascosta, sull’altipiano. (Salvatore Niffoi)

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di Daniela Toti

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