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Sulle Tracce Dei Templari Sardi

I “Pauperes Commilitones Christi Templique Salomonis”, che la storia conobbe come Cavalieri Templari, furono tra dei primi ordini religiosi cavallereschi della Cristianità. L’ordine nacque nel 1095, dopo Prima Crociata di Papa Urbano II che si prefiggeva di liberare Gerusalemme dagli “infedeli”. La Terrasanta, con Gerusalemme in particolare, era meta di pellegrinaggio di cristiani che erano spesso assaliti lungo il cammino. Per difendere i luoghi santi e le strade attraversate dai pellegrini, nacquero ordini religiosi cavallereschi tra i quali i più importanti furono i Cavalieri Templari, con il doppio ruolo di monaci e combattenti.

Quando la Chiesa riconobbe ufficialmente l’Ordine del Tempio, la sua fama crebbe rapidamente, così come la sua potenza e ricchezza. Il re Baldovino II di Gerusalemme concesse ai Templari un’ala della moschea di Al-Aqsa, vicino a quello che era stato il Tempio di Salomone e i cavalieri, acquisendo sempre più autorità e considerazione, occuparono tutta l’antica spianata del Tempio di Salomone.

L’Ordine non doveva rendere conto a nessuno tranne che al Papa Innocenzo II,  e in pochi decenni divenne ricchissimo amministrando oculatamente l’ingente patrimonio,  occupandosi di agricoltura e relazioni,  arrivando a creare il più avanzato e capillare sistema bancario dell’epoca, oltre all’essere precursori della carta di credito a nome dei nobili europei che l’Ordine scortava nel pellegrinaggio in Terra Santa facendo loro “credito” delle spese che sostenevano e che incassavano alla fine del viaggio.

Il Giudice Gonario II di Torres tornò in Sardegna da Gerusalemme nel 1149. Aveva conosciuto i Cavalieri nella Seconda Crociata quando era stato accompagnato in terra Santa dal monaco templare Roberto di Tour, francese. Sotto le mura di Damasco conobbe il maestro massimo dei Templari, Everard Turonensis del quale divenne ottimo amico e che probabilmente contribuì alla chiamata di Gonario a farsi monaco. Tornò in Sardegna profondamente provato dall’esperienza umana e spirituale in Terra Santa e decise di portare i Templari in Sardegna. Questi furono ben disponibili a coglierne l’invito anche in virtù della posizione importante dell’isola tra Marsiglia e la Terra Santa, che ne rendeva una perfetta base per rifornire i cavalieri nel loro viaggio di andata e per curare i feriti nel loro rientro. Nel giro di poco più di un anno, l'ordine monastico-militare si stabilì nei porti sardi più importanti e i monaci guerrieri presto impugnarono le spade del Montiferru cavalcando cavalli sardi. 

Il passaggio dei Cavalieri in Sardegna è stato oggetto di controversie perché alcuni studiosi sostenevano che i giudicati ne avessero ostacolato l’ingresso mentre altri che lo avessero favorito tramite, appunto, il Giudice di Torres. Oggi si tende a sostenere la tesi del loro passato nell’isola. Lo provano documenti dell’epoca e soprattutto quindici chiese con simboli inconfondibilmente appartenenti ai Templari.

Clemente V nel Concilio di Vienne, nel 1312, soppresse l'Ordine dei Templari su pressione del re di Francia Filippo IV detto “il Bello” che, indebitato per cospicue somme con l'Ordine dei Cavalieri Templari, decise di sopprimere l’ordine massacrando migliaia di monaci cavalieri. A riprova che i Templari fossero in Sardegna, in quell’occasione il vescovo di Arborea, Oddone Sala, ricevette l’ordine del pontefice di sottoporre a indagine i Templari delle diocesi di Arborea, Cagliari e Torres. Allo stesso tempo, l’incombenza di amministrare i beni confiscati ai Templari fu assegnata ai vescovi che, come già successo altrove in tutt’Europa, con un processo di “damnatio memoriae” cancellarono numerosi segni della presenza dei cavalieri in Sardegna. Ma molte testimonianze del loro passaggio rimangono, come le quindici  chiese situate in località che univano via terra i porti principali usati dalle flotte crociate oppure si trovano nella zona del Montiferru dove le miniere assicuravano l’approvvigionamento delle armi e gli allevamenti quello dei cavalli.

Le chiese presentano delle incisioni, rilievi e pitture riferibili all’Ordine Templare. Inoltre la chiesa di San Leonardo a Santulussurgiu, è l’unica, tra le chiese sarde, ad essere inserita nella “Guida dell’Italia dei Templari”, dandole un indubbio riconoscimento della sua appartenenza ai Cavalieri.

Come è spesso successo, l’importanza politica della Sardegna è stata minimizzata nei testi storici, ma sono proprio queste ricerche che ne ripristinano la magnificenza della sua importanza storica della quale siamo sempre fieri sostenitori.

"[I Templari] Forse erano tutto questo, anime perse e anime sante, cavallanti e cavalieri, banchieri ed eroi“ (Umberto Eco)

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di Daniela Toti

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