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Pauli Arbarei: Il Paese Dei Giganti 

L’argomento mi appassiona moltissimo: i Giganti ci sono o non ci sono stati in Sardegna? Perché le Tombe dei Giganti si chiamano così? Chi erano i Giganti di Monte Prama?  

La statura media del 4000-1600 a.C. era nell’uomo sardo di 162 cm e di 150 cm nella donna. I dati antropometrici della statura dei sardi hanno avuto un picco proprio tra il 1200-900 a.C. dove si raggiunse la statura media di 166 cm per gli uomini e 155 cm per le donne. Nel 1978 salì a 171 cm. per gli uomini e a 160 per le donne. Grazie al debellamento della malaria e della tubercolosi e di alimentazione più varia oggi è in salita.

Che i giganti siano davvero esistiti ne sono convinti gli abitanti di Pauli Arbarei, a 3 ore di macchina dal Gabbiano Azzurro Hotel & Suites,  dove dicono siano state rinvenute ossa umane fuori dalla norma, appartenenti a veri e propri giganti, ma secretati dalla storia ufficiale. Perché? Ce ne parla Luigi Muscas, classe ’62, scultore e pittore, che, vivendo nelle campagne di Pauli Arbarei, mentre aiutava il nonno a pascolare le pecore, si riparò dalla pioggia in una grotta dove vide un grosso scheletro di almeno quattro metri. Corse in paese per raccontare al nonno della scoperta e lo portò nella grotta. Il nonno sapeva già di ossa enormi e di altre tombe esistenti nelle campagne e gli raccontò che diecimila anni prima, in zona” SA CONTISSA”, sarebbe esistito un popolo di diecimila abitanti, con nobili, dieci dame di corte ed un Re.

Luigi Muscas non è il solo a raccontare dei giganti, o meglio, dei “Giogantinos”.  Lo raccontano altri agricoltori che sostengono aver rinvenuto, mentre aravano, scheletri umani di dimensioni straordinarie purtroppo finite in mani sbagliate. L’elenco di quanti sostengono la stessa storia, seppure con qualche variante, è tanto lungo quanto incredibile. Ma la domanda che ci si fa è: perché mai una scoperta così interessante è stata occultata e secretata invece di essere resa nota? Qualcosa che abbia a che fare con la tendenza di mantenere un basso profilo su tutta la storia nuragica che non appare sui libri di scuola dove invece dovrebbe avere un posto di diritto?

Muscas sostiene giustamente che la rinascita culturale ed economica della Sardegna dovrà necessariamente passare attraverso la valorizzazione dei ritrovamenti, dei quali si ipotizza ce ne siano altrettanti celati nel sottosuolo evidenziati da droni, georadar e magnetometri. 

Si racconta di una stirpe antica che giunse circa 12.000 anni fa. Era la stirpe dei Giganti, esseri altissimi che erano capaci di viaggiare tra terra e cielo, da dove la leggenda vuole siano arrivati. Una stirpe molto evoluta, che insegnò agli isolani ogni genere di cose e che navigava su ogni rotta allora conosciuta. Ci rimangono a testimonianza di questi viaggi, le “anelle” - grandi cerchi di ferro, del diametro da 30-40 cm in su - che sono state ritrovate in gran numero e che dovevano servire per l’attracco delle navi. I grandi cerchi hanno una caratteristica particolare: sono di ferro che non arrugginisce. 

Il “mistero” dei Giganti in Sardegna, che gli archeologi Murru e Atzeni definiscono “storie e dicerie”, hanno però riscontro nei ricordi d’infanzia di molti abitanti della zona di Pauli Arbarei. Quei reperti ossei, che gli agricoltori consegnavano alle autorità o al parroco del paese, sparivano però nel nulla e dei reperti (ossa, oggetti, monili, opere artistiche, ecc.) non ne seppe più niente.

Un grosso dente molare è però ancora in possesso di Muscas: apparteneva a un gigante o a un grande erbivoro? Nell’area archeologica di Sant’Anastasia, a Sardara, nei pressi di Pauli Arbarei, ci sono affioramenti di ossa che non sono accessibili perché transennati per tenere il pubblico lontano. Muscas però sostiene di aver visto da vicino le ossa quando furono riesumate e che c’erano tibie altre come un uomo di un metro e settanta.

Chissà che ricerche serie riaprano i cantieri archeologici (come quello sulla sommità di Corte ‘e Baccasa, chiuso e ricoperto da teloni da anni) e, studiando in dettaglio questi reperti, ci potranno regalare certezze su questi così affascinanti misteri archeologici.

 

“Quando sogna, l’uomo è un gigante che divora le stelle”. (Carlos Saavedra Weise)

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di Daniela Toti

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