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Sa Pintadera

Sa Pintadera è un disco circolare di argilla con inciso su una facciata dei motivi geometrici, convergenti verso il centro, quasi un primitivo Mandala, perché la Pintadera ricorda davvero i magnetici disegni Mandala della cultura buddista e induista che rappresentano il cosmo, dal significato “di forma rotonda” o “disco” riferito al Sole e alla Luna.

Furono chiamate “Pintaderas” perché alcune erano fornite di un manico, quasi fosse uno strumento adatto per marcare qualcosa. Il termine deriva dallo spagnolo pintado, (dipinto) usato per gli utensili che servono per imprimere incisioni decorative sui tessuti, sui dolci, sul pane o anche sulla pelle come tatuaggio.

Le Pintaderas sono state ritrovate in tutta la Sardegna, e variano tra i 6 e i 18 cm di diametro e spesse 1 cm. È uno tra i più rilevanti simboli arcaici della Sardegna nuragica. Il passato della Sardegna è nascosto in Sa Pintadera, e sono tante le ipotesi sull’uso di questi stampi decorativi o timbri speciali.

Elisabetta Frau, archeologa e direttrice del museo “Sa domu nostra” di Senorbi, a circa 40 Km da Cagliari, spiega che le Pintaderas «in base ad analisi di contesto e grazie a confronti etnografici riconducibili a tradizioni popolari, sono comunemente interpretate come strumenti di decorazione per il pane». Proverebbero questa teoria i pani portati da offerenti, decorati con motivi simili a quelli delle Pintaderas dei bronzetti nuragici. Ed è proprio l’atto dell’offerta che fa pensare all’esistenza di un rito del pane. E, sempre ipotizzando, il pane contrassegnato dalla decorazione faceva parte dei riti ancestrali, una sacralità prerogativa delle donne, depositarie del sapere e dei rituali. E ancora, la dottoressa Frau ha anche un’altra ipotesi: «La Pintadera ritrovata nei pressi del villaggio nuragico di S’Urbale, associata al corredo utilizzato quotidianamente per la tessitura, può indicare un loro possibile uso come timbri per tessuti».

Qualche altro studioso, però, opta per un loro passato più glorioso, leggendo invece in quei misteriosi reperti un uso di calendari segna-tempo lunare o solare. Ed infatti alcuni chiamano la Pintadera “s’Arroda de tempu, la ruota del tempo, le cui informazioni contengono il segreto dell’alternarsi del giorno e della notte. Sappiamo che presso gli antichi popoli la determinazione delle date durante l'anno era molto importante. In Sardegna i nuraghi avevano funzioni anche astronomiche, un’interessante teoria presa in considerazione in seguito alla loro disposizione sul territorio in allineamenti con gli astri. Teoria dedotta dal posizionamento delle aperture, alcune in corrispondenza del mezzogiorno, altre verso la levata del Sole durante i solstizi. E poi quelli dedicati al culto della Luna, denominati pozzi della Luna, nei quali ogni 18,6 anni il nostro satellite si specchia alla mezzanotte dei giorni di dicembre e dell'inizio di Gennaio; tra i meglio conservati c’è il Complesso Nuragico Di Santa Cristina A Paulilatino.

Divenuta dal 1986 effige del Banco di Sardegna per il significato profondo di sardità, la Pintadera è diventata gioiello sia in pasticceria come in oreficeria, oppure amuleto in terracotta come monile di buon augurio, promuovendo il desiderio di portare alla luce il suo passato.

[…] e il bisbigliare delle voci che raccontano le storie di un luogo. Oppure la descrizione della Pintadera, un reperto archeologico dai molti significati e che rimanda a sua volta ad altre cose, tra mito e verità […] (Anonimo)

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di Daniela Toti

Foto dal sito "Arte Nuragica"

 

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