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Pozzo Sacro Sa Testa A Olbia

Le credenze e le leggende che ancora sopravvivono e alimentano la fantasia popolare fiorite attorno all’antico culto delle acque in Sardegna, sono davvero un’infinità. E quando andammo a visitare il pozzo sacro di Sa Testa, a 12,7 km, 15 minuti in macchina dal Gabbiano Azzurro Hotel & Suites , riuscimmo a sentire nel silenzio il tempo che raccontava le leggende e i misteri di un popolo antico… Pozzi Sacri e Fonti Sacre.  

È proprio il mistero che ti attrae. E la Sardegna è l’isola del mistero nuragico del suo passato così affascinante ed enigmatico. E tu ti trovi a guardare giù, nel pozzo sacro, in questo silenzio irreale che ne accresce la sacralità, e vorresti saperne di più, magari desideri di poter parlare proprio con loro, i nuragici, che hanno costellato l’Isola di luoghi misteriosi, e chiedere loro cosa hanno voluto raccontarci lasciandoci in eredità questi indecifrabili segnali di pietra tramite i quali non potremo mai dimenticarli, ma purtroppo non conoscendoli a fondo.

Il pozzo sacro Sa Testa è uno dei monumenti più caratteristici della civiltà nuragica in Gallura, il pozzo sacro dove le genti nuragici del territorio olbiese onoravano le divinità delle acque e svolgevano i rituali del culto. Fu portato alla luce negli anni Trenta del XX secolo, durante la ricerca di una fonte d’acqua. Il sito è ben tenuto, è conosciuto e visitato dagli appassionati di archeologia nuragica. La pianta esterna di Sa Testa, databile tra XV e XIII secolo a.C., rievoca una serratura, quasi una porta di passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Ha un cortile circolare, un vestibolo, un piccolo ambiente tra pozzo e cortile e dai 17gradini che conducono alla sorgente perenne. La copertura è gradonata, come si è già detto per il Pozzo Sacro Milis a Golfo Aranci, formando un’immagine di doppia scala che i riflessi dell’acqua sottostante valorizzano architettonicamente. Si accede al pozzo attraverso una pavimentazione di lastre di scisto. La parte più sotterranea, una camera circolare alta quasi sette metri dove l’acqua si raccoglie, è coperta con una falsa cupola (a tholos). Sono stati rinvenuti interessanti reperti, tra i quali alcuni monili, un piccolo pugnale con un’elsa in bronzo, parte di una statuetta. 

Mentre avevamo rilevato che la fattura esterna del pozzo sacro di Milis richiamava l’organo maschile, qui sembra invece che la porta del pozzo, come le maggioranze dei pozzi sacri, voglia rappresentare l’organo femminile che conduce alla sorgente che dà la vita. Gli studiosi accumunerebbero il ciclo della fertilità femminile al motivo per cui i nuragici si siano relazionati alle fasi lunari nella costruzione dei loro pozzi sacri. Allora Dea Madre per Sa Testa e Dio Padre o De Su Babbu o per Milis? Anche in questo caso il mistero custodisce in sé la risposta. 

 

“La cosa più bella che possiamo sperimentale è il mistero; è la fonte di ogni vera arte e di ogni vera scienza.” (Albert Einstein)

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di Daniela Toti

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