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Su Zinzulu: La Giuggiola

La vegetazione in Sardegna è principalmente costituita dalla macchia mediterranea che comprende leccio, sughero, fillirea, corbezzolo ed alcune specie di ginepro (macchia alta), e il lentisco, l'erica, il corbezzolo, il mirto, l'euforbia arborea, le ginestre, il cisto e il rosmarino (macchia bassa).

Basta infatti uscire dal Gabbiano Azzurro Hotel & Suites e percorrere in macchina qualsiasi strada che la macchia mediterranea scorrerà con voi lungo le strade, su in montagna, fino ad arrivare al mare.

Ma in Sardegna è presente anche Su Zinzulu, la giuggiola, una pianta che dà un piccolo frutto ricco di proprietà nutritive (vitamina C, di flavonoidi, fosforo e ferro) che matura alla fine dell’estate con il quale i sardi fanno liquori, dolci e marmellate. Dalle giuggiole infatti si ricava un liquore dolce che accompagna dolci e biscotti secchi, o insaporisce il pan di spagna. 

Nel Rinascimento la giuggiola visse un vero momento di nobiltà nella residenza estiva dei Gonzaga sul Lago di Garda, quando l’influente famiglia produceva e offriva agli ospiti uno squisito elisir a base di giuggiole, il “brodo di giuggiole”, nel quale inzuppare le torte e i biscotti, o per essere sorseggiato come liquore in eleganti bicchierini di vetro. La popolarità del brodo di giuggiole fu così estesa che ancor oggi si usa dire “Andare in brodo di giuggiole" per indicare una situazione che fa andare in solluchero, uscire quasi di sé dalla contentezza.

Alcune leggende vogliono la giuggiola protagonista. Si dice, per esempio, che per preparare la corona di spine di Gesù furono utilizzati i rami di una specie di giuggiolo spinoso (Ziziphus Spina-Christi). Oppure che quando Omero, nel libro dell’Odissea, fece sbarcare Ulisse e i suoi compagni nell’isola dei lotofagi, pare che la pozione che essi bevvero fosse proprio il liquore fatto con i frutti  del giuggiolo selvatico (Zizyphus Lotus). I Romani invece consideravano il giuggiolo il simbolo della quiete, e ne adornarono i templi della dea del Silenzio. 

E 'ntorno v'è di molti frutti siepe,

di leggiadri rampolli e piante nani,

come natura e l'aria vi concepe:

ciriegi buondì, amareni e marchiani,

acquaiuol, duracini belli e freschi,

e giuggioli e pistacchi e melagrani

(Antonio Bonciani (XV secolo), Rime, II)

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di Daniela Toti

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