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Supramonte

Il complesso di Supramonte, nel cuore della Sardegna barbaricina, è a circa 130 km e due ore di macchina dal Gabbiano Azzurro Hotel & Suites. Quando ci andai per la prima volta, avvicinandoci in auto, con i coloratissimi oleandri che scorrevano ai lati, l’aura proiettata dall'imponenza del Supramonte, uno scenario antico dove il tempo sembrava fermarsi, mi avvolse l’anima. Guardando dalla campagna immobile le montagne, la vegetazione verde, le rocce bianche e il cielo azzurro mi resi conto della pochezza della statura umana. 

Nell'area del Supramonte di Oliena, provincia di Nuoro, vi è la maggiore sorgente della Sardegna, Su Gologone, che scaturisce da una spaccatura nella roccia calcarea. Nell’area di Orgosolo invece si può raggiungere la Gola di Gorropu, con i suoi oltre 500 metri di altezza che demarca il confine tra i comuni di Orgosolo e Urzulei, regno dell’aquila reale, formata dall'intensa azione erosiva provocata dalle acque del Rio Flumineddu. E’ considerato uno dei canyon più profondi d'Europa ed ospita diversi endemismi sardi, tra i quali, la Aquilegia di Gorropu, detta altrimenti "nuragica", rarissimo esemplare di flora in via di estinzione.

La straordinaria bellezza del Supramonte è testimoniata da Fabrizio D’Andrè che l’amò, nonostante l’avesse abitato nella crudele esperienza del rapimento, e volle chiamarlo “Hotel” quando ne cantò la vicenda. Ecco il cuore della Sardegna, duro come il granito e vellutato come l’aria che si respira, profumata di terra, di fiori, di erba e di pietra. Sì, anche la pietra ha un suo profumo, si chiama petrichor, e si esprime quando viene bagnata dalla prima pioggia ma anche quando trasuda da alcune piante in siccità, e il terreno e le rocce se ne impregnano. Il cuore barbaricino della Sardegna fu rifugio degli abitanti durante la loro costante resistenza nella lotta millenaria contro gli invasori che si avvicendavano in costa e volevano dominarli. Il Villaggio Nuragico di Tiscali Con “balentia” (valorosità) hanno sempre superbamente resistito, contestando ogni forma di Stato proposto dall’esterno e rifiutando ogni integrazione per mantenere pure le loro origini, ai limiti del reato come espresso, nelle ultime decadi, dalla cartellonistica stradale crivellata da proiettili di tutti i tipi…

Ma lì  abita la vera essenza del territorio sardo. La Sardegna ha un mare meraviglioso che amiamo e cerchiamo di vivere quando ci è possibile, ma se decidessimo per un giorno di voltare le spalle a quella meraviglia che Dio ha donato a Ichnusa, l'isola del Grande Verde e del blu del Lapis-Lazuli, come la Sardegna era chiamata dal mondo antico, si potrebbe passare dall’estate della costa all’entroterra barbaricino dove le stagioni hanno un’alternanza, come dice Salvatore Niffoi: “Perché come l’estate sostanzia il mare, l’inverno sostanzia i monti… a Nuoro, in Barbagia, d’inverno…” 

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A sas mammas de Barbagia

“O mammas chi accantu a sos nimigos filades

Pianghides, cosides, tessides e cantades

A bois su cantu meu, ardente isperanzosu

Che unu ragiu ’e sole potente e luminosu;

A bois pensamentosas mammas barbaricinas…”

(A.Casula Montanru )

Alle  madri di Barbagia

“O madri che vicino ai nemici filate

Piangete, cucite, tessete e cantate.

A Voi il mio ardente canto di speranza,

come un raggio di sole potente e luminoso;

A Voi pensierose mamme barbaricine…”

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di Daniela Toti

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