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La Ginestra

A primavera la Macchia Mediterranea maculata di chiazze dorate delle ginestre è una delizia per lo sguardo. E se fermi la macchina, scendi e ti dirigi verso il giallo oro, ecco che l'aria porta con sé il profumo delicato di questo amato arbusto.

La primavera è il tempo della ginestra, un modesto arbusto tipico della Macchia Mediterranea. Può arrivare al metro e mezzo, è molto ramificato fin dalla sua base. Diffuso in tutta la Sardegna, è un arbusto caducifoglio, con rami molto intricati, spinosi e pungenti che rendono la vegetazione impenetrabile. I fiori sono riuniti in infiorescenze color giallo intenso e molto profumati, formando macchie di grande bellezza durante la fioritura. Viene utilizzata come pianta ornamentale nei giardini perché è facile da coltivare ed è anche usata per rimboscare zone spoglie. Dal fusto si ricava una fibra tessile utilizzata per produrre corde e indumenti.  Per la sua capacità a insediarsi su suoli nudi, e poiché predilige i terreni calcarei e argillosi, è diffusa su terreni difficili, sia sabbiosi che rocciosi. La ginestra è anche utilizzata per il rafforzamento di versanti e scarpate.

Facendo un'escursione nella storia della ginestra c’è da rimanere davvero positivamente stupiti. 

La ginestra odorosa era già conosciuta dagli antichi Greci e Romani che la coltivavano per richiamare le api e produrre un miele delicatamente profumato. Ne usavano anche la corteccia, ricca di tannini, per conciare le pelli, ma soprattutto per impiegarla come pianta da fibra nella produzione di stuoie, corde, e manufatti vari.

Il botanico e filosofo greco Teofrasto (IV/III sec. a.C.) e il naturalista romano Plinio il Vecchio (I sec. d.C.) la ricordano nella letteratura antica. Plinio credeva addirittura che, per il colore giallo splendente dei fiori, le ceneri del ginestrone (Ulex europaeus), della Ginestra Dei Carbonai (Sarothamnus scoparius) e della Ginestra Di Spagna (o comune o odorosa, Spartium junceum) contenessero oro.

Mentre in tempo medievale in Europa i rami della ginestra i venivano utilizzati unicamente per fabbricare scope o ramazze, nel XII secolo l’Inghilterra le conferì nobiltà da quando Goffredo V d'Angiò il Bello e il figlio re Enrico II, utilizzarono un ramo di ginestra nel proprio simbolo araldico. Fu per quel simbolo, planta genistae, in latino, ovvero «pianta di ginestra», che furono chiamati "Plantageneti".

Sempre nel Medioevo ispirò San Luigi IX, re di Francia, a fondare l'Ordre du genest per il suo simboleggiare la modestia e l’umiltà. Con il motto “Exaltat humiles”, cento cavalieri dell'Ordine della Ginestra servivano nella Guardia Reale.

Il nome sardo è “Tiria" ma ad Orani e Bitti viene denominata "Iskorravoe" o “scornaboe" per l’impenetrabilità in cui resterebbero impigliate anche le corna di un bue.

Per la sua caratteristica di insediarsi in terreni spogli è stata cantata anche dal Leopardi, "E tu, lenta ginestra, / che di selve odorate / queste campagne dispogliate adorni..."  non tanto sottolineando l’aspetto solare, ma mettendo in risalto il suo profumo. 

E non solo: "Siamo le ginestre d’oro giallo / che spiovono sui sentieri rocciosi / come grandi lampade accese." decanta Grazia Deledda, superbamente sarda. 

Ma anche William Shakespeare, ne “La Tempesta”, non la trascura: “Ah, darei mille jugeri di mare per un acro di terraferma asciutta, coperta solo d’eriche e ginestre!

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di Daniela Toti

Photo: la Passeggiata delle Ginestre  a Golfo Aranci - photo credits Laura Mor

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