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Il Culto Della Dea Madre

Abbiamo scritto de Le 4 Leggende Di “Ichnusa”, dove l’origine dell’antico nome della Sardegna riconduce sempre ad un’impronta. Abbiamo anche ipotizzato che si tratti della stessa impronta che lascia la Sardegna nel nostro cuore sin dalla prima visita, un’impronta che profuma di resina, di salmastro e dell’anima un po’ ruvida, ma in realtà gentile e appassionata, del suo popolo di origine antica. 

Ma esiste un’alternativa interessantissima di lettura di Ichnusa, dovuta a Bartolomeo Porcheddu, scrittore e cultore della lingua sarda, che ci dice derivi invece da Is Cunnusas (le veneri), cioè le donne. 

L’organo femminile in sardo si chiama Cunnu. I Sardi l’avevano chiamato così perché l’avevano associato alla croce della costellazione del Cigno, che si chiamava in greco Kùknos, e in latino Cygnu e che in entrambi i casi si leggeva Cunnus, e lo fecero diventare Cunnu in sardo… nell’ipotesi dell'associazione sessuale donna/cigno sia plausibile. Gli antichi Nuragici costruirono centinaia di pozzi sacri, riproponendo la Croce del Cunnu nell’architettura dei pozzi che nella loro mitizzazione rappresentava il ventre della Terra dalla cui natura, attraverso l’acqua che ne sgorgava, la Dea Madre donava la vita. Alla dea sarda della bellezza e dell’amore, Cunnusa, chiamata dai Greci Afrodite, furono dedicati quasi tutti i monumenti megalitici. Successivamente la Roma imperiale identificò la divinità femminile Cunnusa come la Dea Alata, chiamata anche Dea della Vittoria, con ali aperte. Ecco l’ipotesi per cui la Sardegna sarebbe stata chiamata Ichnusa, cioè Terra de Is Cunnusas, delle Veneri.

Il culto della Dea Madre è confermato dalle molte statuette funerarie che rivelano come in Sardegna si onorasse una divinità femminile. Presentavano acconciature curate, seni importanti e fianchi larghi, indici di fecondità. Era una divinità che generava per partenogenesi, “nata da sé stessa”, senza l’intervento maschile. Il suo potere era dappertutto, nelle pietre e nell’acqua, negli animali e nei fiori. I suoi seni cantavano la vita che lei dava. Lei risvegliava la terra dopo l’inverno per offrire i suoi prodotti agli uomini, facilitava la produttività degli animali. Lei era la vita, la morte e la rinascita. 

Successivamente si ritroveranno le figure della Dea Madre nell'età del rame sulle lamine di metallo, ma la figura divina maschile comincia già ad affiancarsi a quella della Dea Madre (tra il 5.000 e il 4.000 a.C.). Nel tempo la Dea Madre verrà sostituita da figure maschili divenendo figlia di un dio padre, moglie di un dio marito, sorella di un dio fratello, madre di un figlio dio e maschio. Poi, con la sovrapposizione culturale  del Cristianesimo al Paganesimo, tutti i siti megalitici dedicati alla Dea Cunnusa furono man mano ribattezzati, letteralmente, dai sacerdoti della nuova Chiesa.

“Da qualche parte in fondo all'anima, noi donne ricordiamo un'epoca in cui la divinità era chiamata Dea e Madre.” (Jean Shinoda Bolen)

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di Daniela Toti

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