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L’Altare Rupestre Di Santo Stefano A Oschiri 0 Comments

L’Altare Rupestre Di Santo Stefano A Oschiri

Se avete una preferenza per i siti archeologici dove la magia e le atmosfere ancestrali così tipiche della Sardegna si avvertono più decisamente, lì dove lo sguardo abbraccia la storia e la storia abbraccia noi,  allora, poco fuori dal centro di Oschiri a 60 minuti dal Gabbiano Azzurro Hotel and Suites, c’è quello che state cercando. Tutta l'area è circondata da insediamenti neolitici, diverse Domus de Janas (scoprite cosa sono leggendo: Le "Janas" e i tesori sardi di origine magica), resti dei Nuraghi: Antiche Presenze In Sardegna ed incisioni nella roccia. Cosa celino le incisioni e le iscrizioni, se fossero legate a riti antichi, perché siano state create, che messaggio hanno voluto lasciarci ci è ancora ignoto e forse origina proprio da questo il loro misterioso fascino.

L’Altare Rupestre di Santo Stefano si trova proprio di fronte alla chiesa di Santu Istevene (Santo Stefano), costruita in tempi più recenti, che le dà il nome. Che l’altare fosse un luogo sacro è indubbio, tanto la “sacralità” del luogo è ancora percepibile. Si tratta di un enorme blocco di granito di circa 10 metri, nel quale sono state incavate nicchie triangolari, rotonde e quadrate, numerose coppelle, variamente combinate tra di loro. Le “immagini” incise non hanno similitudini altrove e questo ne rende difficile ogni decriptazione. Tutta la zona è attorniata da testimonianze di frequentazioni sin da tempi remoti.

Tra la necropoli a Domus de Janas (a Malghesi) e la chiesa di Santo Stefano, oltre l’Altare Rupestre, si trovano una roccia con tre nicchie quadrate, una roccia con dodici coppelle concentriche che formano un cerchio con una tredicesima coppella all’interno, una roccia con due incavi triangolari  e quella che hanno chiamato “Meridiana” composta da due incavi circolari anche queste con dodici coppelle attorno ad una centrale che formano un cerchio.

Sulla funzione dell’Altare Rupestre vi sono varie ipotesi: che fosse il luogo dove partorivano le sciamane, oppure dove si praticasse la “scarnificazione” dei morti, (un rito funebre del periodo neolitico e megalitico, che consisteva nel deporre il morto sopra le pietre scanalate perché si liberasse dagli umori e lasciato sotto il sole fino a  quando la carne attorno all’osso fosse rimovibile e lasciasse le ossa libere per essere seppellite). Ma il sito pare sia anche riconducibile all’astronomia, come lo sono nuraghe e Tombe Dei Giganti, secondo studi portati avanti da studiosi come  Mauro Zedda e il professor Michael Hoskin, considerato uno dei padri dell'archeoastronomia. Si sta infatti ipotizzando che questi monumenti siano legati a culti solari, lunari dato il loro posizionamento conforme a solstizi invernali ed estivi o lunistizi minori o maggiori. Quindi che questo Altare Rupestre, unico nel suo genere,  sia correlato ad un utilizzo astronomico non fa che aumentarne il fascino per l’eventualità di sue coordinate azimutali!

Riuscire a partecipare ad una magica “notte sotto le stelle” all’ Altare Rupestre con lo studioso Giorgio Pala, potrebbe essere non solo molto interessante ma anche rendervi più ricchi di sensazioni indescrivibili.

L'astrologia è uno dei primi tentativi compiuti dall'uomo per trovare l'ordine nascosto nell'apparente caos che esiste nel mondo” (Karen Hamaker-Zondag)

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di Daniela Toti

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