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La 'Stonehenge' Della Sardegna: Pranu Mutteddu

Se ci capita di sentire parlare di Stonehenge, il sito neolitico che si trova a nord-ovest di Salisbury, in Inghilterra, immediatamente pensiamo al più celebre ed imponente cromlech («circolo di pietra» in bretone),  composto da un insieme di grosse pietre (megaliti) erette e posizionate in modo circolare, a volte sormontate da elementi orizzontali colossali. 

La Stonehenge sarda, uno dei siti prenuragici monumentali più importanti della Sardegna e quindi del mondo, sorge su un area fittamente ricoperta dalla macchia mediterranea e da querce da sughero secolari. La combinazione del patrimonio monumentale con quello ambientale, la varietà dei colori e delle fragranze che gli arbusti sempreverdi della macchia, donano al sito una suggestione e una particolarità che merita di essere visitata. 

Il Parco di Pranu Mattedu sorge nelle verdi campagne del Gerrei, vicino al paese di Goni, nella parte centro-orientale del sud dell’Isola a 290 km percorrendo la SS 131 (via Nuoro-Oristano) dal Gabbiano Azzurro Hotel & Suites e da Golfo Aranci. Il Parco è un’estesa spianata di 200 mila metri quadri formatasi da sabbia e roccia scistosa, dove il complesso monumentale prenuragico, è diviso in più agglomerati. A nord, in località su Crancu, c’è l’agglomerato della necropoli. A sud del villaggio, si trovano i sepolcreti di Pranu Muttedu e di Nuraxeddu, attorniati da folti gruppi di menhir, alcuni dei quali in costruzioni rotonde di probabile carattere sacrale. Ancora più a sud sorge, scavata in roccione, la necropoli a Domus de Janas di Genna Accas con tre circoli tombali.

Altre strutture emergono in zona: particolarmente interessanti i resti del dolmen ad allée couverte (corridoio aperto) di Baccoi. È la più alta concentrazione di menhir che si conosca in Sardegna: sono 60, distribuiti in coppia, in allineamenti, in piccoli gruppi, oppure nelle stesse strutture tombali. Sono del tipo ‘protoantropomorfo’, a forma ogivale e superficie anteriore piana. Gli scavi hanno portato alla luce piccoli vasetti, punte di freccia in ossidiana, un pugnaletto in selce e una piccola accetta in pietra bianca. Dai manufatti si fa risalire il complesso al Neolitico recente (3200-2800 a.C) con ‘inserimenti’ tardivi sino al 2600 a.C. Il parco è dotato di servizi, con un’unità preparatoria agli scavi, di strumentazione multimediale per orientare gli utenti alla visita, di guide multilingue e di punti di ristoro. 

E la Sardegna è un universo da scoprire. Riservato, e che si svela piano a chi sa andare oltre. (cit. dal web)

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di Daniela Toti

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