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Il Ruolo Della Donna Nella Civiltà Nuragica

In moltissime Domus de Janas del V e IV millennio a.c. sono state trovate innumerevoli statuine di dee ricavate da molteplici materiali: argilla, calcarenite e caolinite, più facili da scolpire, ma anche in alabastro, marmo, osso o arenaria quarzosa. In uno studio sulla religiosità della Sardegna nuragica, su 133 statuine di idoli rinvenute in vari siti, 126 sono femminili, mentre soltanto 5 sembrano essere maschili. 

È così che il mondo della donna nuragica nel corso dei millenni giunge a noi attraverso i vari stati del quotidiano, del sacro, del religioso. Nelle statuette cominciano ad apparire donne con mantelli, copricapi, indumenti, in atteggiamenti di chi celebra un cerimoniale. I monili non erano semplice abbellimento ma indicazione della condizione sociale. Gli archeologi ci informano che i monili non avevano connotazione femminile o maschile, ma indicavano la posizione sociale di uomo o donna nel contesto della società dove vivevano. La Grande Madre fu l’origine dei megaliti sardi: Dolmen, Menhir e Cromlech. Nel santuario preistorico di Monte d'Accoddi, Dee Madri grasse e con grandi seni, dalle anche tondeggianti e le cosce smisurate proteggono gli umani dalle incisioni delle tombe e dalle statuette scolpite. 

Marylène Patou Mathis, archeologa, ha scritto un libro illuminante, “L’uomo Preistorico è Una Donna”. Ha fatto “uscire” le donne preistoriche dalle caverne, dove la storia le aveva relegate. Il libro ci racconta come le donne avessero nella preistoria una valenza attiva, tanto da cacciare, dipingere le pareti e fare la guerra. Sfatata quindi la visione che relega la donna a ruolo trascurabile in una società patriarcale dove si parla solo di “uomo preistorico”, “museo dell’uomo”, “evoluzione dell’uomo” invece di parlare dell’ “essere umano preistorico”. I criteri di ricerca disponibili oggi ci hanno consentito di sapere, attraverso le analisi del DNA delle ossa umane riesumate, se appartenevano ad un uomo o a una donna. Studiando circa 1000 scheletri dissotterrati, si è potuto capire che le donne primordiali erano robuste quanto lo sono le nostre atlete del lancio del peso o del giavellotto. Ciò significa che le donne del periodo neolitico si occupavano di lavori molto fisici. Una tesi quella della Patou Mathis dove è probabile che uomini e donne preistorici avrebbero molto da insegnarci sulla parità.

In Sardegna la donna preistorica non aveva solo parte attiva della società ma ne era lume. Forme di arte di culto prenuragica, legate alla Dea Madre, è la prima vera forma divina che l'uomo prenuragico abbia mai venerato, perché l’energia vitale della Grande Madre, propria della donna genitrice e nutrice, e assente nell’uomo, era una circostanza degno di culto.

Le donne del nostro mondo sono come la Grande Madre. Non danno solo vita alla prossima generazione, ma anche Speranza. Le donne del nostro mondo devono essere amate, rispettate e protette." (Avijeet Das)

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di Daniela Toti

Nella foto: replica di una statuetta femminile a grandezza naturale all'ingresso del Museo Civico Giovanni Marongiu a Cabras (foto credits Laura Mor)

  



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