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Thiesi: Sas Picas de Monte 'E Mesu

A 1h e 40m, 125 km dal Gabbiano Azzurro Hotel & Suites c’è la magia della Sardegna misteriosa.

Un’area che non è stata ancora indagata ufficialmente dove gli appassionati intrecciano mille teorie traendo conclusioni interessanti ma ancora senza essere ufficializzato dall’Archeologia.

Il sito è a Thiesi e si chiama Sas Picas de Monte ‘E Mesu. Già il nome anticipa il soggetto del luogo: Sas Picas in sardo significa “Le vasche”, e infatti arrampicandosi sul costone del Monte ‘E Mesu, a Thiesi, in cima c’è un grande masso piatto che presenta tre vasche scavate in sequenza sulla roccia, due quadrate non tanto profonde ed una terza più profonda a forma di cono tronco.

Sono scavate in pendio e collegate tra loro da piccole canalette, per cui l’ipotesi che un liquido passasse dalla prima alla seconda vasca per poi finire in quella conica. Nell’altro lato delle tre vasche, sempre sulla stessa lastra, uno scavo perfettamente semi circolare.  Attorno al masso monumentale, che mi ricorda in qualche modo L’Altare Rupestre Di Santo Stefano A Oschiri, stesso fascino e stesso mistero, sorgono dei gradoni, quasi un anfiteatro dove forse si sedevano chi assisteva al cerimoniale che lì veniva svolto, quale esso fosse. E molte lastre con cornice, massi lavorati sicuramente per qualche scopo che purtroppo non ci giunge. Non lontano c’è un Nuraghe che ha lo stesso nome, a picco sulla roccia, forse costruito lì per facilitare la difesa protettiva del villaggio, di cui rimangono solo delle tracce di capanne abbandonate da millenni.

Una grande suggestione e il fascino del mistero mi accompagnano mentre godo del panorama aspro, ammorbidito dalle chiome della Macchia Mediterranea, dove il vento gioca provocatorio sia tra quei rami che tra i miei capelli e sembra dirmi che lui la storia di questo sito la conosce, quasi gioendo della mia inappagata curiosità. Non sei preparato infatti a tutta questa bellezza e questo mistero in un luogo intatto forse proprio perché cosi impervio e difficile da raggiungere. Luogo di culto nuragico? Come per l’altare di Santo Stefano, sorge anche l’ipotesi che fosse il luogo dove si praticasse la “scarnificazione” dei morti per seppellirne le sole ossa, oppure, meglio ancora, dove partorivano le sciamane, e il nascituro veniva purificato e lavato nei tre passaggi consecutivi nelle vasche quasi un rito di iniziazione, “dove la creatura appena nata, retta dal celebrante, con funzioni prettamente scaramantiche e propiziatorie vedeva la luce lassù, a due passi dal cielo, sotto stretto controllo degli dei e degli astri, purificato dal sole, se nato di giorno o dalla luna, se nato di notte” (Piera Farina-Sechi).

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di Daniela Toti

Nella foto: l'altare di Thiesi in una foto presa dal web

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