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Le "Janas" E I Tesori Sardi Di Origine Magica

La Sardegna, oltre ad essere un’isola così bella da essere visitata e vissuta, è anche magica. magico il colore del suo mare, magico il silenzio delle sue montagne, magiche le sue leggende... E noi del Gabbiano Azzurro Hotel & Suites siamo qui per raccontarvele.

Tra i miti e leggende sarde vi sono gli affascinanti racconti sui tesori di origine magica. Ne parla lo studioso Gino Bottiglioni nel suo libro “Leggende e Tradizioni di Sardegna” dove dice che, durante le scorribande che si susseguirono nei tempi da parte di vari invasori, i popolani affidassero i loro beni alla terra, seppellendoli nella speranza di sottrarli così agli aggressori. Poiché spesso durante le razzie essi stessi perdevano la vita o la libertà, tali tesori rimasero dimenticati nel loro nascondiglio, facendo della terra sarda un immenso scrigno di tesori nascosti. Ma la leggenda narra che i tesori non venivano ritrovati per caso. Erano custoditi dalle Janas, fate della mitologia sarda, bellissime, tanto che anche oggi si dice bella comènti una giana per indicare una vera bellezza. Esse abitavano nelle Domus de Janas, tombe scavate nella roccia, oppure in cima ai nuraghi. 

Il termine in lingua sarda Domus De Janas è stato tradotto in "Case Delle Fate". Possono essere isolate oppure in raggruppamenti anche di 40 tombe. Dal Neolitico recente fino all'Età del Bronzo antico, le Domus de Janas si trovano in tutte le località dell'isola. Ne sono state ritrovate più di 2.400 e molte sono ancora da scavare. Spesso sono in comunicazione, formando delle necropoli sotterranee, con in comune un corridoio d'accesso (dromos) ed un atrio, a volte spazioso e dal soffitto alto. Le pareti erano decorate con simboli magici in rilievo (corna taurine stilizzate ed altri disegni come zig-zag, spirali). L'archeologo Giovanni Lilliu scrive: "...i cadaveri erano sepolti, non di rado, sotto bianchi cumuli di valve di molluschi. Ma tutti portando con sé strumenti e monili della loro vita terrena: punte di frecce di ossidiana, coltelli e asce di pietra, ma anche collane, braccialetti ed anelli di filo di rame ritorto, e tante ceramiche"

Le Janas, le fate, trascorrevano il tempo a tessere con un telaio d'oro. Erano ben disposte e spesso decidevano a quale comune mortale donare il tesoro che custodivano. lo facevano o tramite il sogno, o per mezzo di un sensitivo oppure le entità soprannaturali stesse chiamavano nella notte di luna tre volte colui che volevano arricchire. Il ritrovamento aveva però dei riti da seguire e formule da sussurrare nella notte: segnando intorno a loro un cerchio, dentro e fuori dal quale si dovevano mettere delle candele e tracciare dei simboli tra i fumi di incenso, fondendo preghiere  cristiane con invocazioni di culti molto più antichi. Tutto ciò perché si manifestasse il  “Guardiano”, che poteva assumere anche forme spaventose per testare la saldezza dello spirito del destinatario del tesoro. Se il rito non veniva fatto nella modalità prevista non solo lo sciagurato non sarebbe diventato ricco ma avrebbe anche potuto essere condannato a una vita di miseria, mentre il tesoro veniva tramutato in carbone oppure spostato in qualche altro luogo segreto.

"Non abbiamo bisogno della magia per cambiare il mondo, dentro di noi abbiamo già tutto il potere di cui abbiamo bisogno: è il potere di immaginare un mondo migliore.(J.K. Rowling)

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di Daniela Toti

Foto di Nicola Castangia

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