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L'uso del legno in Sardegna

Il mio primo incontro con l’arte e la bellezza del legno sardo è stato nel 1990 quando vidi dei bellissimi mobili in castagno lavorati a mano con l’asciolu, un attrezzo a forma di piccola zappa per scolpire il legno, lasciando sulla superficie i segni irregolari che, scorrendovi sopra le dita, ti raccontavano la storia del lavoro fatto dal falegname, il "mastru 'e linna" o "mastru 'e ascia", che nello specifico era Mastru Cossu da Sassari. Mi piacquero così tanto che volli arredare la mia taverna portando con me in continente quei rustici bellissimi mobili sardi che non hanno e non avranno mai età.

Imparai in quell’occasione che il legno è sempre stato materia prediletta nelle case dei sardi, usato nei mobili e negli utensili, ma anche negli strumenti musicali e nelle maschere per le cerimonie come le biseras dei Mamuthones, del Carnevale di Mamoiada.

Ma è soprattutto per le cassepanche che l’abilità artigiana dell’intaglio si sbizzarrisce tra motivi geometrici oppure ispirandosi alla natura, ai fiori, agli uccelli e anche al sole, spesso intarsiato al centro della facciata della cassapanca. La cassapanca, che si apre dall’alto, custodisce i beni preziosi della famiglia: il corredo della sposa, gli abiti della festa, le coperte, la biancheria.

Il castagno, di cui sono ricchi i boschi della Barbagia, è il legno usato di preferenza, ma vengono impiegati anche il noce, il rovere e il ginepro, al naturale o dipinti di rosso utilizzando il sangue caldo di bue, di capra o di agnello, per far risaltare i rilievi delle decorazioni.

Di altro tipo ma ugualmente degno di essere menzionato, il legno dello scultore Mario Ceroli, che si trova all'interno della Chiesa di San Lorenzo di Porto Rotondo, lavorata con figure che rappresentano personaggi storici del luogo, in profumato legno di pino di Russia. Semplicemente Arte!

A Sassari dicono: "da lu truncu n'esci l'ascia, dall'ascia l'asciolu, dallu babbu lu figliolu!"

(dal tronco esce il truciolo, dal truciolo il truciolino, dal babbo il bambino!) 

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di Daniela Toti

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