Costantino Nivola: L’Artista Sardo Del XX Secolo 0 Comments
di Daniela Toti
Tra gli artisti italiani che hanno saputo costruire un ponte culturale tra Europa e Stati Uniti nel Novecento, una figura spicca per originalità e visione: Costantino Nivola.
Scultore, grafico e pittore, Nivola nacque a Orani, nel cuore della Barbagia, nel 1911 e divenne uno dei protagonisti più interessanti del dialogo tra arte, architettura e design nel XX secolo.
Dalla Sardegna rurale alla formazione artistica
Nivola nacque in una famiglia modesta: il padre era muratore e fu proprio osservando il lavoro manuale del cantiere che il giovane Costantino sviluppò il suo primo rapporto con i materiali e con la costruzione delle forme. Si trasferì a Sassari, dove fu apprendista nella bottega del pittore Mario Delitala. Successivamente ottenne una borsa di studio per frequentare l’ISIA di Monza, una delle più importanti scuole italiane di arti applicate.
L’incontro con Adriano Olivetti
Il talento di Nivola fu presto notato da Adriano Olivetti, che lo chiamò a lavorare a Milano nell’ufficio pubblicità della sua azienda. Per Olivetti, la comunicazione visiva era parte integrante della cultura industriale: grafica, architettura e design dovevano contribuire a costruire una nuova idea di società moderna.
L’esilio e la scoperta dell’America
Nel 1938, con l’introduzione delle leggi razziali fasciste, Nivola, anarchico e antifascista, sposato con Ruth Guggenheim, ebrea, decise di lasciare l’Italia.
Negli Stati Uniti Nivola trovò finalmente lo spazio per sviluppare la propria identità artistica. Qui inventò la tecnica del sand-casting, un metodo di scultura che consiste nel colare gesso o cemento su una matrice di sabbia modellata. Questa tecnica gli permise di creare bassorilievi e grandi sculture dal forte carattere materico.
La Sardegna e la campagna del DDT
Negli anni Quaranta e Cinquanta l’artista, nonostante la carriera internazionale, tornò in Sardegna dove realizzò una serie di illustrazioni dedicate alla campagna di eradicazione della malaria in Sardegna, un progetto di un vasto intervento sanitario, promosso con il sostegno della Banca Mondiale, che utilizzò in modo massiccio il DDT per eliminare la zanzara anofele, responsabile della diffusione della malaria, chiamata localmente Sa Malarika.
Mentre la narrazione ufficiale celebrava il trionfo della scienza moderna, i disegni di Nivola si soffermavano sulla vita quotidiana delle persone: pastori, mercati, case rurali e operai impegnati nella disinfestazione. Più che un semplice resoconto tecnico, il lavoro di Nivola assume così il valore di un vero reportage antropologico, che documenta il passaggio della Sardegna da una realtà arcaica a una modernità imposta dall’esterno.
Nel 1966 realizzò a Nuoro Piazza Sebastiano Satta, uno dei più importanti esempi di integrazione tra arte e spazio urbano in Italia. Non finì il suo ultimo progetto, il Palazzo del Consiglio Regionale di Cagliari nel 1987, che rimase incompiuto dopo la sua morte, avvenuta nel 1988.
Le opere della maturità
Nel corso della sua carriera Nivola sviluppò uno stile sempre più personale. Tra le opere più celebri della maturità figurano le Madri mediterranee e le Vedove, sculture femminili semi-astratte in marmo e bronzo, di grande eleganza formale ma anche cariche di una sottile inquietudine. Queste figure evocano la memoria della Sardegna arcaica, fatta di riti, silenzi e paesaggi essenziali.
Oggi Il Museo Nivola conserva la più importante collezione europea dedicata all’artista, che ha saputo portare la Sardegna nel dialogo internazionale dell’arte contemporanea.
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Se durante il vostro soggiorno al Gabbiano Azzurro Hotel & Suites desiderate scoprire la Sardegna più autentica anche attraverso l’arte, una visita a Orani e al Museo Nivola può diventare un viaggio affascinante tra creatività, storia e paesaggio.
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