Aeroporto Olbia Costa Smeralda – S.A. Principe Aga Khan IV 0 Comments
di Daniela Toti
Dal 15 gennaio 2026, l’Aeroporto di Olbia-Costa Smeralda porta ufficialmente il nome di Karim Aga Khan. Un’intitolazione che riconosce il ruolo decisivo del Principe nella nascita e nello sviluppo della Costa Smeralda e nella creazione di un’infrastruttura aeroportuale che, oggi, è uno dei principali scali della Sardegna, fondamentale per il turismo e per la connettività della Gallura.
La presidente Todde ha detto: "Il futuro non nasce per caso ma da scelte precise, da persone capaci di vedere lontano e da istituzioni che sanno riconoscerne il valore.”
Quando il telo scuro è scivolato giù, svelando la dicitura “Aeroporto Olbia Costa Smeralda – S.A. Principe Aga Khan IV”, un brivido ha attraversato il piazzale. Era il brivido della memoria. In quel nome si concentra una storia iniziata quando Olbia non conosceva lo sviluppo di oggi e la Costa Smeralda non era ancora un marchio, ma un paesaggio intatto.
A ricevere l’abbraccio della Gallura c’era Zahra Aga Khan, la figlia. Con occhi lucidi e portamento fiero, ha restituito al pubblico un’immagine intima e spiazzante del padre: non il principe del jet-set, ma un pilota innamorato. “Era appassionato di aerei e di tecnologia. Quando ci spostavamo qui in elicottero, spesso era lui a pilotare”, ha raccontato, rompendo il cerimoniale con la forza del ricordo personale.
“Quello della Costa Smeralda - ha spiegato la principessa - è stato il primo progetto di sviluppo turistico in Europa pianificato da professionisti con un elemento centrale: il comitato architettonico volto a preservare la natura. Mio padre, Sua Altezza, nutriva un grande rispetto per le tradizioni sarde, dalla tessitura alla lavorazione del ferro e del legno, e apprezzava la purezza incontaminata dell'Isola. Ricordo ancora le mucche sulla spiaggia di Liscia Ruja e le squadre del consorzio costrette ad allontanarle. Trovare l’equilibrio tra sviluppo e tutela è stata sempre la sua priorità. Essere qui oggi, in questo edificio lussuoso che funge da vetrina per l'artigianato e l'enogastronomia sarda, è straordinario. È quasi impossibile definire la portata della sua visione: nel mondo ha creato un sistema sanitario per sei milioni di pazienti, duecento scuole, due università. Non c'era limite a quello che vedeva, ma sempre con uno stretto rispetto per la natura”.
Trovare un equilibrio tra sviluppo e tutela non era uno slogan, ma una pratica quotidiana. Non è un dettaglio secondario ricordare che questa visione non fu sempre accolta con entusiasmo. Al contrario, fu spesso osteggiata, rallentata, guardata con sospetto.
È anche per questo che le parole del sindaco Settimo Nizzi hanno avuto il tono di una restituzione tardiva, quasi di un conto morale da saldare: “Dovevamo dare una risposta a tutto questo bene. È stato l’unico benefattore capace di portare benessere salvaguardando l’ambiente. Non potremo mai restituire nemmeno una milionesima parte di ciò che ha donato, ma la nostra presenza qui è la prova di quanto lo abbiamo amato”.
Un riconoscimento che arriva tardi, forse, ma che ha il valore di una presa di coscienza collettiva. Perché il segreto dell’Aga Khan non è stato solo vedere lontano, ma vedere insieme: sviluppo e rispetto, modernità e sacralità del paesaggio.
Intitolargli l’aeroporto di Olbia significa, oggi, ammettere che quella visione non era un azzardo, ma una lezione.
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“Creare un luogo migliore in termini fisici significa cercare di apportare valori ad ambienti, edifici e contesti che migliorino la qualità della vita delle generazioni future.”
(Karim Aga Khan)
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