Sardegna: Isola Sconosciuta di Marie Gamél Holten 0 Comments
Nel 1913, la scrittrice danese Marie Gamél Holten pubblica un libro dal titolo “Sardegna Isola sconosciuta”, che la scrittrice sarda Maria Giacobbe trova casualmente in Danimarca. Il libro è un meraviglioso resoconto di viaggi primaverili in una selvaggia e primitiva Sardegna, del primo decennio del 1900.
Marie Gamél Holten, conoscendo perfettamente la lingua italiana, aveva tradotto anche Grazia Deledda. Questo viaggio avventuroso le fu ispirato proprio dagli scritti dell'autrice nuorese. Ma vediamo come descrive la Golfo Aranci del primo Novecento, in questa edizione speciale del nostro Blog:
---
… il treno attraversa di nuovo campagne verdi pervase di pace e quando il sole rosso e splendente tramonta dietro le chiare montagne offuscate dalla prima nebbia raggiungo la porta della Sardegna, la graziosa Golfo degli Aranci.
Era così piacevole nella notte serena di luna trovarsi sul bordo dell'incantevole baia tanto che decisi di trattenermi per alcuni giorni a Golfo Aranci. Se ci si accontenta si può sopravvivere mangiando i pasti nel ristorante della stazione. Per di più si può prendere una delle camerette linde che si trovano al primo piano nello stesso edificio. Da lì si gode una bellissima vista sul golfo incorniciato da basse acacie bianche in fiore.
Il mattino dopo il sole sorse caldo e splendente inondando la terra e il mare di una luce chiara. Mi sembrava di trovarmi nei Campi Elisi. I fiori parevano germogliare e aprirsi davanti ai miei piedi dovunque andassi in una mattinata il prato che scendeva verso la spiaggia si ricoprì di iris blu. "Mentre voi vi affannate io qui scorderò la vita, il mondo, il tempo, e l'eternità". "Ma cos'è questo odore insolito? Sembra provenire da una drogheria il sabato pomeriggio". Ah sì, proprio davanti a me c'erano delle pianticelle verdi che in tutto e per tutto ricordavano nell'aspetto e nell'odore i "formaggini alle erbe alpine". Così finì l'illusione di trovarmi nei Campi Elisi.
Non so se si può chiamare Golfo degli Aranci una cittadina. È costituita da due file di basse casette da pescatori dove tutte le galline hanno pulcini lanuginosi e tutte le madri bambini piccoli e sporchi che non fanno altro che strillare. Quel poco movimento che esiste nella cittadina si concentra nell'estremità del molo dove attracca il vaporetto che arriva dal vasto mondo. Là si trova anche il piccolissimo ufficio postale che è così minuscolo che si fa fatica a trovarlo.
Quale favoloso luogo di villeggiatura potrebbe diventare questo posto! L'acqua è chiara e trasparente, e nello stesso tempo ricca di colore. Striature color porpora, blu scuro e verdastro orlano e solcano la superficie del mare. La sabbia è bianca e compatta e le piccole onde leziose accarezzano i ciottoli del bagnasciuga. E gli squali? Si troveranno al largo.
La mia ultima sera in Sardegna salii al faro che si trova in cima a Capo Figari. Il sentiero attraversava un tratto di macchia di mirto e cisto in fiore, il profumo era tanto intenso che sembrava quasi materializzarsi. Al di sopra della macchia, ad altezza d'uomo, ondeggiava il velo giallo di seta delle spighe chiare d'erba.
L'edificio a blocchi bianchi e neri del faro si trova in una posizione solitaria e deserta, in alto, su una roccia bianco-grigia dove neanche riesce a mettere radici il semprevivo, che di solito ricopre ogni masso o roccia. Mi sedetti su una pietra lungo il sentiero a guardarmi intorno. A destra s'addentrava nel paesaggio una stretta valle buia, selvaggia e impenetrabile per la vegetazione intricata ricoperta di spine. A sinistra si estendeva come lucente raso il mare trasparente. La superficie era disseminata di grandi e piccole isole, sparpagliate come pietre preziose. Figari, scura e verde come le rovine di un enorme castello, dalle ripide pareti scoscese che sull'alta cima formavano due terrazze; l'ombra profonda rendeva il mare intorno all'isola d'un blu cupo. Di fronte, dal mare calmo, s'innalzava la scoscesa Tavolara, come uno stupendo miraggio rosato e tremolante.
Una nuvola che si era gonfiata tanto da sembrare un'enorme mongolfiera si dissolse in una pioggia di petali di rosa che lentamente si proiettavano nel limpido cielo rosso dorato della sera. Il cielo e il mare si congiungevano in una misteriosa foschia purpurea.
Ero seduta sola in mezzo a una natura incontaminata e pura come nel primo giorno della Creazione. Provai l'assurda sensazione di desiderare che questa terra restasse per sempre così, che la bella campagna ricca di fiori rimanesse incolta e infruttifera, che la gente continuasse ad essere illetterata e non incivilita come ora, che amasse, odiasse e continuasse ad uccidere come ora che continuasse ad essere sé stessa e felice.
Bella e selvaggia isola, non appena le cooperative di caseifici eleveranno le loro ciminiere nere accanto ad ogni stazione ferroviaria, e la gente si ucciderà solamente con la lingua e la penna, quando ci saranno circoli sportivi, alberghi e turisti col Baedeker, allora le tue bellezze saranno conosciute in tutta l'Europa e i tuoi figli avranno imparato a lavarsi e a seguire le mode. Ma quando arriverà quel momento la tua poesia unica e primordiale si sarà già perduta irrimediabilmente e per sempre.
Marie Gamél Holten
ph. "Golfo Aranci (1909-1912) by Thomas Ashby"
Condividi i tuoi commenti con noi!