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L'Elicriso

È molto diffuso in Sardegna in diverse varietà, dove è chiamato anche “L’Oro di Sardegna". È infatti il profumo e il colore dell'Elicriso (Elichrysum italicum) che accoglie i visitatori dell'isola nel periodo estivo. Il nome proviene da due parole greche "helios" (= sole) e "chrysos" (= oro) e fa riferimento al colore luminoso dei suoi fiori che tingono le coste sarde d’estate.

È una pianta perenne che cresce lungo la costa, nelle zone rocciose dell’isola e nei greti dei fiumi, dal mare alla collina. In Sardegna esistono specie endemiche minori, molto resistenti alla siccità e al vento, che le spinge sul terreno, formando fitte macchie profumate nelle soleggiate e rocciose regioni costiere. 

La medicina popolare sarda ricorreva all’Elicriso per curare forme bronchiali, cefalea, asma e alcune malattie della pelle. Erano però solo poche le donne alle quali veniva riconosciuta l’autorevolezza della posologia delle erbe. Non proprio le Cogias de Il Paese Delle Streghe, ma le Fitzas de sa Luna, figlie della luna, chiamate anche Le curanderas guaritrici di San Giovanni, farmaciste ante litteram ma anche sanadoras dell’anima.

Oggi si utilizzano le foglie e i fiori, anche essiccati, per le tisane, mentre dai fiori si estrae anche un prezioso olio essenziale. 

L’Elicriso è adoperato anche in cucina poiché ha un sapore dolce e aromatico, che serve a aromatizzare e insaporire carni bianche, pesce, verdure, formaggi o dolci. Si fa anche la torta all’Elicriso, tipica della Sardegna, che si prepara con farina, zucchero, uova, burro, lievito e fiori di Elicriso tritati finemente.

Si usa nell’igiene della casa, come antitarmico e per scacciare efficacemente gli insetti, per deodorare gli armadi e gli ambienti diffondendo un piacevole profumo di pulito. Un’usanza ancora attuale è quella di aggiungere i fiori essiccati all’interno dei guanciali, per alleviare la respirazione di chi soffre di asma e bronchite. È conosciuto come “camuciolo”, perché le donne di un tempo lo mettevano a macerare in acqua fredda e poi utilizzavano l’infuso per inumidire le camice per stirarle meglio e profumarle.

L’Elicriso è presente nelle leggende, partendo da quella che vede Elicrisa, una ninfa dai capelli d’oro che viveva nei boschi, che un giorno, mentre coglieva fiori, vide un dio bellissimo innamorandosene perdutamente. Ma il dio non la vide e continuò la sua strada. Elicrisa lo cercò per tutto il mondo, senza trovarlo mai. Consumata dal dolore, il suo corpo si trasformò in una pianta dai fiori gialli come i suoi capelli. Ma gli dei, impietositi, la resero immortale: infatti i suoi fiori anche se colti non appassiscono mai. Così, Elicrisa divenne l’Elicriso, la pianta dell’Amore e della Fortuna. “Di fortuna resta intriso chi si adorna di Elicriso”.

Anticamente durante la vigilia di San Giovanni, la notte tra il 23 e il 24 giugno, Solstizio d'Estate, le ragazze in età da marito sceglievano i fiori di Elicriso, di asfodelo, di ginestra, lavanda, salvia, melissa, verbasco, menta, timo e rosmarino, perché durante questa notte la rugiada di San Giovanni bagnava le erbe che così acquisivano un potere speciale sia magico che farmacologico per preparare l'acqua di San Giovanni. 

Secondo una tradizione contadina chiamata Litha, nella notte di San Giovanni, le donne si radunavano intorno a un albero di noce, da sempre simbolo di magia e mistero, per preparare l'acqua salvifica di San Giovanni e il famoso nocino. Gli uomini invece salivano sulle montagne per accendere i falò per ringraziare il sole, che nella notte del Solstizio d'Estate raggiunge il suo punto più alto nel cielo, per i doni che porterà il raccolto e per proteggerli dalle calamità atmosferiche. Un inno alla forza vitale del sole che nutre e rigenera la Terra.

 

“L’Elicriso profuma di Sardegna, o la Sardegna profuma di Elicriso? Ancora non ho capito, ma non è importante.” (Beppe Severgnini)

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di Daniela Toti

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