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Il Muto Di Gallura: Tra Storia, Romanzo E Leggenda

di Daniela Toti

 

In una mattina primaverile dall’aria frizzante siamo andati a pranzare all’agriturismo Il Muto di Gallura, immerso nella campagna gallurese.

Oltre alla cucina tipica, autentica e generosa, preparata con prodotti dell’azienda e accompagnata da ottimi vini, l’agriturismo offre ospitalità all’interno della cussorgia, un piccolo agglomerato di stazzi: case rurali in muratura nascoste tra boschi di querce da sughero.

Entrando nel ristorante si respira subito l’atmosfera dell’ospitalità sarda, tra arredi tradizionali e dettagli che raccontano il passato, come piace a me.

Ed è proprio qui che ho scoperto qualcosa di affascinante: secondo la tradizione, in queste terre avrebbe vissuto uno dei personaggi più misteriosi della Sardegna ottocentesca. 


Il bandito che divenne leggenda

Il suo vero nome era Sebastiano Rassu Addis Tansu. Nato ad Aggius, uno dei centri storicamente più segnati dal banditismo sardo, Bastiano era sordomuto dalla nascita. Nonostante questa condizione, era considerato acuto e intelligente.

Pur avendo un linguaggio limitato, riusciva a farsi capire bene attraverso suoni e una gestualità molto espressiva. Alcune testimonianze raccontano che possedesse una straordinaria capacità di osservazione: capiva ciò che gli veniva detto leggendo i movimenti delle labbra e le espressioni del volto.

In un’epoca in cui la lingua dei segni non era ancora codificata, aveva sviluppato un proprio modo di comunicare fatto di gesti precisi e suoni gutturali.

Il soprannome di “Muto” contribuì a rendere la sua figura ancora più enigmatica: un uomo silenzioso, difficile da interrogare, capace di osservare tutto senza parlare.


Le faide della Gallura nell’Ottocento

Per comprendere la figura del Muto di Gallura bisogna guardare al contesto della Sardegna dell’Ottocento, segnata da faide familiari e forti tensioni sociali. Un momento decisivo fu il 1823, quando l’Editto delle Chiudende promulgato da Vittorio Emanuele I autorizzò la privatizzazione delle terre comunitarie, ridisegnando i confini delle proprietà.

Molti pastori e contadini persero così l’accesso a territori utilizzati da secoli. Il risultato fu un clima di conflitti e vendette che spesso sfociavano nel banditismo.

In questo contesto Bastiano entrò nella sanguinosa faida tra le famiglie Vasa, Mamia e Pilleri, diventando il braccio armato della fazione guidata da Pietro Vasa dopo l’uccisione del fratello Michele, l’unica persona che gli aveva dimostrato affetto.


Una vita tra vendetta e mistero

Le cronache raccontano che il Muto di Gallura avrebbe compiuto tra 17 e 70 omicidi, vivendo a lungo alla macchia e diventando una figura temuta in tutta la regione.

Si innamorò di una giovane donna chiamata Gavina (o Francisca), ma la sua condizione di latitante rese impossibile qualsiasi futuro insieme.

Anche la sua morte resta avvolta nel mistero. Secondo alcune versioni fu ucciso dal bandito Macciaredda, secondo altre da un rivale in amore. C’è infine chi sostiene che si sia tolto la vita.

La sua scomparsa, avvenuta probabilmente tra il 1856 e il 1858, sembra dissolversi tra le montagne galluresi.


Dal fatto storico alla leggenda

Il Muto di Gallura è ricordato anche nel Museo del Banditismo di Aggius dove il racconto delle faide galluresi aiuta a comprendere una pagina complessa della storia dell’isola. Egli rimane così sospeso tra storia e leggenda: un antieroe nato in un tempo difficile, quando in Sardegna l’onore e la vendetta valevano spesso più della legge.

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Se durante il vostro soggiorno al Gabbiano Azzurro Hotel & Suites volete scoprire la Gallura e i suoi sapori più veri, l’agriturismo “Il Muto di Gallura”, immerso nella campagna gallurese, è il posto per voi.

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