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I Giganti Di Mont’e Prama

Partendo dal Gabbiano Azzurro Hotel & Suites in 2 ore e 20 minuti, in direzione Sud, via Nuoro, oppure nello stesso tempo in direzione Ovest, via Berchidda, arrivando sulla penisola del Sinis, nella Sardegna centro occidentale, si trova l’interessantissimo Sito Archeologico Monte Prama

L’insediamento umano nella penisola di Sinis inizia nel Neolitico medio (V millennio a.C.). Prosegue nei successivi periodi del Bronzo medio (1700-1365 a.C.) e del Bronzo recente (1365-1200 a.C.)  quando lo stanziamento aumenta con un importante sistema di nuraghi a tholos. Nel territorio di Cabras ne sono pervenute 75, di cui 47 monotorre e 28 complessi, purtroppo però in cattivo stato di conservazione. Arrivarono i Fenici, dalla fine dell’VIII sec. a.C., lasciando le loro tracce più antiche nella città di Tharros. Il segno di un insediamento stabile è dato dal santuario all’aria aperta dedicato alla dea Astarte, il tofet, dove sono state ritrovate centinaia di urne contenenti ceneri di bambini, neonati e ceneri animali. Con la conquista romana del 238 a.C., anche il territorio del Sinis ne subisce l’influenza che dura per diversi secoli. Della Tharros romana è rimasto il tempietto K, (indicato con la lettera K dal suo scopritore), e le strutture di Murru Mannu, a schema ortogonale. A Tharros i romani diedero tre terme, il castellum aquae, alcuni templi, un sistema di vie pavimentato con lastre in basalto e la rete fognaria. Dell’epoca bizantina è importante il ritrovamento di 78 sigilli in piombo: 72 esemplari bizantini (VI-VIII sec. d.C.), due del Giudicato di Arborea (XI sec.) e quattro islamici. Tharros si spopolò quando la capitale giudicale fu trasferita ad Oristano (scopri di più su: Tharros Città Fenicia).

Ma, nella Penisola del Sinis, nella collina Mont’e Prama, durante un’aratura dei campi, casualmente furono riportati alla luce degli importantissimi reperti. Tra 1975 e 1979 furono ritrovati i primi 5178 frammenti di statue (arriveranno dopo successivi scavi a più di 10.000 frammenti). Pezzi di teste, busti, braccia, gambe e scudi che, nel Centro di Restauro e Conservazione di Li Punti (Sassari), sono stati meticolosamente ricostruiti, facendo prendere loro le sembianze umane di 28 enormi statue di pietra, alte circa due metri. Una fiera aristocrazia guerriera di origine misteriosa. Sebbene però i reperti siano stati ritrovati su una necropoli, è quasi certo che non ne facessero parte: sono stati quindi accumulati lì intenzionalmente. Forse facevano parte di un tempio, non lontano dalla necropoli. Un furore iconoclasta ha colpito la pietra con brutalità, decapitando i corpi e cancellandone gli occhi. È ancora un mistero su chi abbia voluto distruggere le statue. I guerrieri di pietra sono stati datati nel settimo secolo a. C., ma c’è chi ipotizza addirittura dell’undicesimo secolo a.C. nel qual caso l’arte statuaria sarda precederebbe quella dell’antica Grecia. Ai nuragici potrebbero quindi essere attribuite le prime sculture del Mediterraneo occidentale.  

È stata così scoperta la più importante necropoli nuragica, un sepolcro di eroi, avvolto da un alone di leggenda. Le statue rappresentano giovani uomini: 16 pugilatori, 6 arcieri, 6 guerrieri. I pugilatori, a torso nudo, indossano un gonnellino a punta, un guanto nel braccio destro e da uno scudo leggero tenuto sopra la testa. Gli arcieri e i guerrieri indossano una tunica corta e l’elmo cornuto, e mentre gli arcieri tengono l’arco con il braccio sinistro protetto da una guaina, i guerrieri si proteggono con uno scudo rotondo. Le 28 possenti sculture sono le uniche statue di pietra del Mediterraneo, risalenti a tremila anni fa, che il mondo nuragico ci ha riconsegnato. Un glorioso passato rappresentato dai Giganti di Mont’e Prama, grandioso simbolo di una formidabile civiltà tramandato ai posteri. E il restauro dei giganti regala ogni giorno misteri, uno di questi è la scoperta che il colore nero e forse anche rosso decorava le statue, una tinta animale rintracciata sulla “pelle” di pietra dei colossi. 

L'origine del nome "Mont'e Prama", che ricondurrebbe ad un facile "Monte delle Palme", potrebbe avere un significato molto più profondo e più bello. Collegarla al coraggio dei giganti eroi che hanno vinto la paura (sa sprama) della morte, e sono stati consacrati in un luogo, che forse aveva le palme, ma il cui significato era in onore al loro valore mistico e sacrale, perché non erano dei semplici guerrieri, ma erano dei Guerrieri Sacri.

Tuttavia è una storia in continuo sviluppo: infatti il geofisico Gaetano Ranieri, grazie al georadar, afferma che ci sono «Sedici ettari ancora da scavare», sepolti poco lontano dallo stagno di Cabras dove nidifica il fenicottero rosa (scopri di più su: Sa Genti Arrubia: fenicotteri rosa di Sardegna). Ci auguriamo che l’inizio dei nuovi scavi sia prossimo, perché ci possano regalare chissà quanti e quali meravigliosi tesori archeologici, che possano dissipare progressivamente il mistero dei Giganti di Mont’e Prama, che a volte si tinge addirittura di ipotesi extraterrestri. Guardando quegli occhi con cerchi concentrici quasi alieni, si vorrebbe poter intuire il mistero custodito da statue così maestosamente enigmatiche. Ma i cerchi concentrici e le spirali si ritrovano spesso incise nei monumenti nuragici… chissà.

 Amsicora alza gli occhi verso la Statua dell’Uomo-Dio che prima non riusciva a guardare. È una frazione di secondo, ma carica di senso: il commiato dal Viale degli Eroi è come un passaggio di consegne tra i rappresentanti di pietra di un passato glorioso e coloro che sono chiamati a rinverdirne i fasti.” (da “Sandahlia i Due Volti dell’Anima” di Stefano Piroddi sui Giganti di Mon’te Prama).

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di Daniela Toti

Foto di Laura Mor

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