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La Sardegna Verso L’UNESCO

«I monumenti della civiltà nuragica hanno un potenziale di attrattività che nel Mediterraneo è comparabile solo con l'Egitto dei Faraoni. Sono stati ben valorizzati alcuni siti (tra questi eccelle il complesso Nuragico di Barumini), ma questo incredibile patrimonio non è mai stato oggetto di un approccio sistematico e unitario. Le ragioni sono diverse, anzitutto di natura economica: per portare alla luce, proteggere, rendere fruibili e promuovere un patrimonio fatto di migliaia di siti distribuiti in tutta la regione occorrono risorse enormi», scrive il presidente dell’associazione “La Sardegna verso l’UNESCO”, Michele Cossa, che si occupa del Progetto d’inclusione dei Monumenti dell’Età Nuragica nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità -

Lo scopo è far diventare i nuraghi e il resto dei monumenti della civiltà nuragica della Sardegna protagonisti di uno sviluppo economico e strategico, inserendoli nel patrimonio tutelato dall’UNESCO. La  valorizzazione e tutela del patrimonio nuragico, che annovera Nuraghi, Pozzi Sacri e Fonti Sacre e Tombe dei Giganti, oltre a un mondo nuragico “ancora da scoprire”, può essere una grandissima  occasione di crescita e sviluppo. Il patrimonio nuragico è un tesoro da scoprire e proteggere, una risorsa ricchissima di potenzialità turistiche, ma che è ancora largamente sottostimato e purtroppo spesso abbandonato a gravi pericoli di incuria e profanazioni. 

Inoltre l’inserimento nel Patrimonio dell’Umanità dei monumenti della Civiltà nuragica, la Sardegna potrà ampliare l’andamento stagionale del turismo a tutto il corso dell’anno e non unicamente nei mesi estivi, con grande beneficio dell’economia regionale. 

Il mondo nuragico è un universo incantato. Conoscere quanti sono i siti, dove sono collocati, la loro tipologia, e cosa altro serve per quantificare quali interventi, risorse finanziarie e energie umane siano necessari sarebbe urgente.

La Sardegna non è nuova ai siti UNESCO. Oltre al suddetto Villaggio Nuragico di Barumini (Patrimonio Mondiale), c’è sito di Riserva della Biosfera, al quale recentemente si è aggiunto il sito Tepilora, Rio Posada e Motalbo. Le Riserve della Biosfera nell’ambito del Programma dell’UNESCO “Man and the Biosphere-MAB” sono aree gestite in accordo con le comunità locali con l’obiettivo di conciliare la conservazione della biodiversità con lo sviluppo economico e l’uso sostenibile delle risorse. Il Consiglio dei Geoparchi Mondiali dell’UNESCO ha conferito nel settembre del 2020 la carta gialla a “Parco Geominerario della Sardegna” e “Madonie”, una conferma di validità per due anni.

  La Sardegna ha già tre elementi iscritti nella lista del Patrimonio Immateriale dell’Umanità: i Muretti A Secco, il Canto a tenore e le Feste delle Grandi Macchine a spalla . Nata nel 2006, la Rete delle Grandi Macchine a Spalla Italiane include quattro feste religiose cattoliche italiane (la Macchina di Santa Rosa di Viterbo, la Festa dei Gigli di Nola, la Varia di Palmi e la Faradda di li Candareri di Sassari). Dal 2013 la rete è inserita nel patrimonio immateriale dell’umanità dell’UNESCO.  

La Discesa dei Candelieri (in sassarese Faradda di li Candereri o solo Faradda) è una festa che si tiene a Sassari la sera precedente alla festa della Madonna Assunta (Ferragosto). È interessante spendere una annotazione sulle Grandi Macchine a Spalla. Sono le torri che per devozione vengono trasportate, a spalla appunto, nelle feste patronali. Inizialmente erano strutture rudimentali che si sono poi sviluppate in portantine e quindi sostegni, impalcature, fino a torri piramidali che sfidano la forza di gravità e si innalzano verso il cielo in segno della grandezza della loro devozione.  Siti mobili da proteggere per la loro unicità.  

“La Sardegna è un grande museo, un'isola da attraversare in punta di piedi. Qui si respira l’epoca. Ogni bene culturale in pericolo rappresenta un'emergenza del tessuto storico e sociale dell'umanità.” (anonimo)

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di Daniela Toti

Photo: Area Archeologica di Tamuli - photo credits Laura Mor

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